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BOLLETTE A 28 GIORNI, CONSIGLIO DI STATO: SÌ A RIMBORSI AUTOMATICI

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Il Consiglio di Stato ha pubblicato il testo di una sentenza con cui aveva rigettato il ricorso delle compagnie telefoniche per le bollette a 28 giorni: è legittimo chiedere che i rimborsi siano automatici

Sabrina Bergamini

Il Consiglio di Stato dà ragione all’Agcom sui rimborsi per le bollette a 28 giorni: è legittimo chiedere che i rimborsi siano automatici. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può imporre agli operatori di tlc, a fronte di comportamenti lesivi dei diritti degli utenti, «l’obbligo di corrispondere loro un indennizzo, che… può pure essere automatico».

È quanto stabilito dal Consiglio di Stato in una sentenza che appoggia l’idea dei rimborsi automatici per le tariffe a 28 giorni. Ik Consiglio di Stato ha infatti pubblicato oggi il testo di una delle sentenze con cui aveva rigettato i ricorsi delle compagnie telefoniche per le bollette a 28 giorni, chiarendo che l’indennizzo deve essere d’ufficio.

 

Una telenovela durata tantissimo e non ancora risolta, perché di fatto dopo il ritorno alla fatturazione mensile gli operatori di telecomunicazione avevano invece seguito la strada che i rimborsi dovessero essere richiesti dagli utenti.

Fatturazione a 28 giorni, scelta “sleale”

La scelta di passare alla fatturazione a 28 giorni, si legge nella sentenza del Consiglio di Stato, «s’appalesa sleale, non solo perché indusse l’utente, grazie all’apparente piccolo scarto tra 28 giorni e mese intero, a sottovalutare tal sottile discrepanza e non cogliere fin da subito il predetto aumento. Invero la clausola sulla nuova cadenza di fatturazione sembra impedire o, comunque, rende più difficile all’utente rappresentare a se stesso e con la dovuta immediatezza come, attraverso la contrazione della periodicità di tariffazione, il gestore telefonico percepisce, nel corso di un anno, il corrispettivo per 13, anziché per 12 volte. Né basta: la scelta a 28 giorni limitò drasticamente la possibilità di reperire offerte basate su termini temporali mensili e rese difficoltoso, se non inutile, l’esercizio del diritto di recesso, non essendo più reperibili sul mercato alternative diverse da quella così adottata».

Si legge ancora nella sentenza del Consiglio di Stato: “L’indennizzo quindi non impone a questi ultimi alcuna erogazione patrimoniale né in denaro, né in servizi, né in alcunché d’altro che non sia, da un lato, il mero riallineamento (ovviamente, d’ufficio) della cadenza mensile di fatturazione e, dall’altro, il conseguente conguaglio (sempre d’ufficio) per il disallineamento cagionato da una fatturazione a cadenza diversa“.

UNC: le scuse delle telefoniche stanno a zero

«Finalmente, con la pubblicazione delle sentenze, le scuse delle compagnie telefoniche stanno a zero. Ora non potranno più chiedere al consumatore di presentare richiesta per avere indietro il maltolto. Gli indennizzi dovranno essere automatici, d’ufficio, come specifica il Consiglio di Stato, e come abbiamo sempre sostenuto – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Le compagnie dovranno restituire i giorni illegittimamente erosi. I giorni di rimborso che ciascun operatore dovrà riconoscere in fattura ai propri utenti dovrà riguardare il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile, ossia i primi giorni di aprile 2018. Gli operatori dovranno posticipare la data di decorrenza della fattura per un numero di giorni pari a quelli erosi (eventualmente spalmati su più fatture)».