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ENERGIA, SCATTA LA PENALITÀ PER IL RECESSO ANTICIPATO. “UNA VERGOGNA”

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Dal 1° gennaio i fornitori di energia potranno applicare un onere a carico del cliente che esercita il recesso prima dello scadere del contratto. UNC: vergogna.

L’energia è tema delicato per i consumatori. E con l’arrivo del nuovo anno è scattata una novità: dal 1° gennaio di quest’anno i fornitori di energia elettrica hanno la facoltà di applicare un onere a carico del cliente che esercita il recesso prima dello scadere del contratto, nel caso di offerte a prezzo fisso e se la durata del prezzo o del contratto è per un tempo determinato (solitamente 12 o 24 mesi).

Le penalità imposte contrastano con il principio di un mercato veramente libero, limitando di fatto la mobilità dei consumatori e favorendo gli operatori a scapito degli utenti finali.

«Una vergogna! Abbiamo chiesto inutilmente e ripetutamente a Governo e Parlamento, depositando le osservazioni al disegno di legge sulla concorrenza appena varata, di abrogare l’art. 7, comma 5 del Decreto Legislativo n. 210 dell’8 novembre 2021, che prevede che il fornitore di energia elettrica possa far pagare ai clienti una somma di denaro in caso di recesso anticipato da un contratto di fornitura a tempo determinato o a prezzo fisso – ha detto Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori – Purtroppo, il Parlamento, dimostrando di voler stare dalla parte delle compagnie energetiche che stanno facendo extraprofitti milionari e non da quella delle famiglie, in barba alla libera concorrenza, che prevede la perfetta mobilità del consumatore, non ha accolto la nostra richiesta».

Il fatto, prosegue l’associazione, è ancora più grave perché sta per essere eliminato il mercato tutelato dell’energia. E quindi, conclude Vignola, «le famiglie, non informate su quello che devono correttamente fare per evitare di pagare di più, non essendo mai partita la campagna informativa, dovrebbero almeno essere lasciate libere di cambiare fornitore in caso di fregature. Insomma, dopo il danno la beffa!».