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PANE PRECOTTO, VA PRECONFEZIONATO PRIMA DI ESSERE MESSO IN VENDITA

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Il pane precotto va differenziato da quello fresco e va preconfezionato prima di essere messo in vendita. È quanto ha ribadito una recente sentenza del Consiglio di Stato. CNA Agroalimentare: “In questo modo si tutelano le produzioni artigianali locali di pane”

Il pane precotto va differenziato da quello fresco e va preconfezionato prima di essere messo in vendita. È quanto ha ribadito una sentenza del Consiglio di Stato, che si è pronunciata su una controversia nata a seguito di un’ispezione dei carabinieri del Nas a un supermarket di Lecce che commercializzava senza confezione né etichetta il pane precotto, surgelato o meno.

Consiglio di Stato: pane precotto va venduto confezionato

Secondo il Consiglio di Stato, spiega CNA Agroalimentare, risulta in maniera evidente che la vendita del pane parzialmente cotto deve essere posta in essere, di regola, previo confezionamento.

Solo in caso di impossibilità di eseguire il preconfezionamento in area diversa da quella di vendita, lo si può eccezionalmente fare in tale area, “fatte salve comunque le norme igienico-sanitarie”. Pertanto la sentenza chiarisce che: «neppure la disposizione che deroga all’obbligo di preconfezionamento in area separata da quella della vendita consente la vendita di pane non confezionato. La norma di chiusura è poi quella che impone comunque il rispetto delle norme igienico-sanitarie».

«La sentenza chiarisce così che è pertanto illegittima la prassi utilizzata in alcuni Centri della Grande distribuzione organizzata di far imbustare il pane direttamente dal cliente», dice CNA Agroalimentare.

Il Consiglio di Stato ha dunque ribadito il principio del preconfezionamento obbligatorio del pane precotto e congelato, messo in vendita nel contesto della Grande Distribuzione Organizzata, allo scopo di differenziarlo dal pane fresco. È una pronuncia valutata molto positivamente da CNA Agroalimentare.

«In questo modo si tutelano le produzioni artigianali locali di pane di altissima qualità e le imprese di panificazione, già alle prese prima con le restrizioni anti Covid e ora con l’aumento esponenziale del prezzo del grano e quindi delle farine».