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NEGOZI SOTTO CASA, IL CORONAVIRUS FA RISCOPRIRE LE BOTTEGHE (E COINVOLGE NEL VOLONTARIATO)

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L’emergenza coronavirus ha cambiato le abitudini di consumo e portato alla riscoperta dei negozi sotto casa. Non solo: ha anche dato nuova spinta al volontariato

Sabrina Bergamini

L’emergenza coronavirus e il lockdown appena allentato hanno cambiato le abitudini di consumo e dato nuova spinta al volontariato. Alcuni cambiamenti sono destinati a durare nel tempo, come la crescita dell’e-commerce. Per altri bisognerà seguire le tendenze. È il caso dei negozi sotto casa, riscoperti da molti consumatori alle prese con l’impossibilità di muoversi e, spesso, di raggiungere i grandi supermercati.

 

In molti si sono affidati alle botteghe di quartiere anche per le consegne a domicilio, organizzate via whatsapp. Nelle difficoltà causate dell’emergenza coronavirus si segnala anche l’impegno di molti, che hanno contribuito a raccolte fondi o anche solo a fare la spesa a chi non poteva uscire di casa, anziani e persone sole.

Sono le due tendenze che emergono da un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research in collaborazione con Norstat su un campione rappresentativo di oltre 1500 adulti e condotta ad aprile.

La riscoperta dei negozi sotto casa

«Il lockdown ha costretto milioni di italiani a stare in casa e di conseguenza a cambiare le proprie abitudini, non solo di consumo ma anche di acquisto, tanto che sono più di 8,6 milioni i nostri connazionali che hanno riscoperto i piccoli negozi sotto casa», dice l’indagine.

Il 19,7% degli italiani, corrispondenti a 8.655.000 persone, ha modificato le proprie abitudini di acquisto e ha riscoperto i piccoli negozi di quartiere, spesso diventati alternativa alle grandi catene e ai supermercati.

A scegliere la bottega sono casa sono stati soprattutto i residenti nei grandi comuni (23,6% fra chi vive nelle città con oltre 250.000 abitanti), i rispondenti del Sud e delle Isole (24%) e quelli con età compresa tra i 55 e i 64 anni (24,3%). Quasi uno su cinque, il 18,3% dei cittadini, ha poi cercato di sostenere i negozi di quartiere (e facilitare la spesa) attraverso le consegne a domicilio. Questa percentuale raggiunge quasi un quarto (24%) fra chi ha più di 54 anni.

Coronavirus, lockdown e volontariato

In due mesi di lockdown, inoltre, in molti hanno sostenuto e aiutato chi si trovava in seria difficoltà. Lo hanno fatto in molti modi, partecipando a donazioni o impegnandosi in attività di volontariato.

Il 17% degli italiani, poco meno di 7 milioni e mezzo di persone, ha contribuito economicamente a raccolte fondi promosse da enti pubblici o privati – hanno donato soprattutto i giovani appartenenti alla fascia d’età 18-24 anni (21,3%) e le donne (18,8% vs 15% fra gli uomini).

Sono diverse le immagini di iniziative comparse in piazze e località d’Italia con buste e “postazioni” di spesa che invitavano chi poteva a donare, chi non poteva a prendere qualcosa. L’indagine segnala che molti hanno partecipato a raccolte di beni di prima necessità consegnati direttamente a persone in difficoltà. Si sono impegnati in quest’attività il 13,6% degli intervistati, percentuale che sale al 19,1% fra i rispondenti con un’età compresa tra i 65 e i 74 anni, fino a raggiungere il 20,2% nel Sud e nelle Isole.

Fare la spesa per gli altri

Il 14,8% degli italiani (6 milioni e mezzo di persone) si inoltre è offerto di fare personalmente la spesa al posto di anziani, di chi si trovava in situazione di bisogno o non poteva uscire di casa; ad averlo fatto sono state soprattutto le donne (17,9% vs 11,6% fra gli uomini) e persone nella fascia di età 45-54 anni (18,3%).

Oltre il 3%, quasi 1,4 milioni di persone, ha iniziato a fare volontariato in enti o associazioni impegnate nell’emergenza; ancor più lo hanno fatto (5,2%) le persone con età dai 45 ai 54 anni.

Un altro modo di aiutare che si è attivato in questi mesi, anche da remoto, è stato quello di mettere gratuitamente a disposizione le proprie competenze personali o professionali. È il caso del 10,5% di persone che si sono mobilitate nell’aiutare anche a distanza, come chi ha fatto ripetizioni via chat ai ragazzi in difficoltà con la scuola e la didattica online o gli idraulici che hanno aiutato via web a destreggiarsi con rubinetti e perdite d’acqua.