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FARE LA SPESA È UN’IMPRESA, FRA PICCOLI NEGOZI E SUPERMERCATI OLTRE CONFINE (COMUNALE)

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Fare la spesa in quarantena non è cosa semplice. Qualche volta la scelta del punto vendita è obbligato. E se si abita in un piccolo centro, o al confine di qualche comune, il supermercato più vicino può non essere raggiungibile. L’UNC chiede di poter uscire dal proprio comune per la fase 2

Sabrina Bergamini

Sempre cara mi fu la spesa, la prima impresa di chi è costretto in quarantena. Fare la spesa è un’impresa perché se si va nel grande supermercato bisogna fare una lunga fila, se si va nei negozi di vicinato la fila si accorcia ma si moltiplica per due o per tre.

 

Fare la spesa è un’impresa se si vuole risparmiare, perché molto dipende dal negozio che si può raggiungere senza infrangere le limitazioni agli spostamenti. In alcuni contesti andare al supermercato più vicino o a quello che si frequenta di solito, magari più economico e ben conosciuto, non si può, perché si cambia comune e si rischia la multa. In altri casi è più facile andare al negozio di vicinato, non si fa la fila di ore, si conosce il negoziante, e spesso ci si può organizzare con un ordine personalizzato o la consegna a domicilio. Qualche volta si rischia però di spendere qualcosa in più.

Al supermercato c’è più scelta e magari prezzi più convenienti, ma se si abita al limitare di un comune (o in un piccolo centro urbano) questo spostamento non è possibile. I casi sono tanti. I dubbi anche. Nel frattempo, mentre si profila all’orizzonte una fase 2 piena di incertezze, qualcuno si pone il problema della spesa.

L’Unione Nazionale Consumatori chiede al Governo di incontrare anche le associazioni dei consumatori. E pone il problema del costo della spesa che per alcune famiglie è diventata più cara anche del 30%.

Fare la spesa, UNC chiede cambiamenti per la fase 2

«Chiediamo che il Governo incontri anche le associazioni di consumatori sulla fase 2», ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che chiede di ridefinire le regole sugli spostamenti anche per i cittadini, per una lenta ripresa dell’economia.

L’associazione pone il problema dei negozi che si possono raggiungere per fare la spesa. Secondo quanto disposto dai provvedimenti del Governo, e dalle restrizioni agli spostamenti, ci si può spostare in altri Comini sono per comprovate esigenze lavorative, per assoluta urgenza, per motivi di salute. «Laddove quindi il Comune non disponga di punti vendita, o sia necessario acquistare con urgenza generi di prima necessità non reperibili nel Comune di residenza o domicilio, lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati». (Faq online del Governo).

In alcuni contesti, nei piccoli comuni ad esempio, la scelta obbligata di un punto vendita può significare un aumento della spesa.

UNC: famiglie in difficoltà per spesa più cara fino al 30%

«In questo mese chi abita in un piccolo comune, dove ci sono solo negozi di vicinato, ha pagato fino al 30% in più rispetto a quando faceva la spesa in un centro commerciale, cosa molto grave per le famiglie in difficoltà economica, che magari hanno un familiare in cassa integrazione – dice Dona – Inoltre, non ha trovato la gran parte dei prodotti alimentari che era solito acquistare, visto che in un ipermercato si trovano fino a 40 mila referenze, mentre in un piccolo negozio se ne trovano poche centinaia. Questo sacrificio non può durare all’infinito. È un problema che va affrontato, specie perché non si comprende come mai si possa uscire per andare a comperare un libro o il vestitino del bambino, ma non si possa andare nel supermercato dove eravamo soliti fare acquisti solo perché collocato nel comune accanto a quello dove si risiede».

Fase 2, la richiesta: uscire dal proprio comune per fare la spesa

L’associazione sottolinea poi i rischi sanitari. Uscire tutti i giorni per comprare poche cose o fare la fila una volta ogni 15 giorni e comprare tutto insieme? E come rispettare la distanza di sicurezza in spazi più piccoli? L’Unc chiede per la fase 2 di poter uscire dal proprio comune per fare la spesa, almeno in quelle aree prive di grandi supermercati.

Dice Dona: «è più facile rispettare la distanza di un metro in un grande supermercato rispetto ad un piccolo negozietto. Infine, durante il viaggio in auto necessario per raggiungere il supermercato fuori del comune non si può contagiare nessuno, mentre se bisogna fare 4 file invece di 1 per poter comperare pane, alimentari, carne e frutta il rischio di contagio sale. Per questo – dice ancora il presidente UNC –  chiediamo che nella fase 2 si possa uscire dal proprio comune, se dove si abita non ci sono supermercati o centri commerciali. Si può al limite porre il vincolo che si possa andare solo in quei supermercati dove si ha già la tessera fedeltà, così da evitare che i furbetti del quartierino se ne possano approfittare».