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DALLA LISTERIA ALL’ISTERIA DELL’INFORMAZIONE ALIMENTARE: COME TRASFORMARE UNA MISURA PRECAUZIONALE IN ALLARMI INGIUSTIFICATI.

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Si è fatto un gran parlare, negli ultimi giorni del “caso listeria” che avrebbe coinvolto una importante azienda di surgelati: peccato che il batterio nei fagiolini del minestrone Findus non è mai esistito!

Secondo quanto si apprende dalle cronache, l’azienda, informata dal suo fornitore Greenyard circa il rischio della presenza del batterio listeria monocytogenes in alcune partite, si sarebbe attivata spontaneamente come iniziativa di cautela.

 

In questi casi quel che andrebbe spiegato ai consumatori è che, con l’adozione del cosiddetto “pacchetto igiene”, l’Unione Europea ha imposto alle aziende alimentari di attuare delle rigorose misure di autocontrollo lungo l’intera filiera di produzione, a partire dalle materie prime fino al banco vendita. Insomma si responsabilizzano le aziende per quanto riguarda la qualità e la sicurezza degli alimenti. Ecco perché ogni industria alimentare esegue quindi ogni anno anche milioni di analisi e quando ha anche il sospetto di qualcosa di irregolare, blocca immediatamente le produzioni e ritira dal commercio tutte le confezioni “sospette”.

Per maggiore trasparenza, da tempo le aziende informano il Ministero della Salute che a sua volta pubblica sul proprio sito la notizia dei ritiri effettuati su base volontaria. Si tratta insomma di misure precauzionali ispirate alla massima trasparenza verso i consumatori che hanno lo scopo di evitare qualsiasi pericolo per la nostra salute.

Proprio questa dinamica, però, comporta però che ogni richiamo volontario possa trasformarsi in uno scoop per i media (e in questo si distinguono alcuni siti “di inchiesta” alimentare) che stanno in agguato nel verificare se sul sito del Ministero sono pubblicati dei richiami proprio per rilanciare la notizia, quasi a lasciar intendere che grazie a questa loro opera “mediatica” i controlli funzionano…

Ovviamente quando sono coinvolte grosse aziende si dà il massimo risalto mediatico alla cosa, ma così si generano spesso vere e proprie fake news: quest’anno è già capitato alla passata di pomodoro Mutti (accusata di essere contaminata da arsenico) e agli spinaci prodotti da Bonduelle. Entrambe aziende del tutto estranee ai fatti, ma colpite da grande enfasi mediatica con gravi ricadute sulle vendite.

Ora, che si tratti di ignoranza, di sabotaggi o di strategie di ricatto nei confronti di chi può pagare per rimediare a questa disinformazione, a farne le spese non sono solo i produttori: anche i consumatori ne escono impauriti e disorientati. Per questo siamo attivi anche in un tavolo presso Agcom nel contrasto alle fake news con l’Unione Nazionale Consumatori.

Ma torniamo alla listeria. Come si può leggere sul blog sicurezza alimentare di Agostino Macrì, si tratta di un germe molto diffuso nell’ambiente che, in casi particolari, se presente in concentrazioni elevate, può creare anche gravi malattie. Nei prodotti surgelati la listeria può sopravvivere, ma poi alla temperatura di cottura (già a 65°, senza bisogno di portare il prodotto all’ebollizione) il batterio viene ucciso e non esiste alcun pericolo.

Findus Italia ha agito con richiamo volontario non appena è stata informata del potenziale contagio da listeria, attivandosi con una segnalazione all’autorità competente in Italia. A seguito di un controllo ufficiale, la stessa Autorità non ha poi riscontrato situazioni di non conformità, lasciando all’azienda l’opportunità di valutare l’adozione della misura di ritiro e rechiamo per i prodotti ottenuti con le materie prime in questione. E’ per questo che si tratta di un ritiro del tutto precauzionale che serve a scongiurare usi impropri del prodotto (nel caso remoto in cui venisse consumato crudo).

Insomma, in considerazione di questi aspetti (assenza di un’indicazione formale da parte delle Autorità competenti, analisi di autocontrollo che non hanno evidenziato presenza di listeria, prodotti che prevedono cottura), Findus ha preso la decisione a titolo cautelativo di richiamare questi lotti di produzione.

Ecco perché ritengo che il caso Findus sia un classico esempio di isteria nella comunicazione: come trasformare una misura di grande sicurezza in un un attentato alla salute pubblica. E questa isteria aiuta qualcuno? Certo non i consumatori, voi che ne dite?