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L’UNC CALABRIA DENUNCIA LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI A TEMPO DETERMINATO DI POSTE ITALIANE

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Contratti di lavoro a tempo determinato che non vengono onorati da parte dell’azienda, organico sottodimensionato e turni massacranti a causa della pandemia per i lavoratori precari, nessuna retribuzione per il lavoro straordinario svolto, portalettere obbligati a sostituire i lavoratori a tempo indeterminato, che essendo più garantiti, hanno più possibilità di rimanere a casa, e così via, sono solo alcune denunce pervenute all’Unione Nazionale Consumatori Calabria.

E’ il grido di allarme lanciato dall’Avv. Saverio Cuoco, responsabile regionale dell’associazione, il quale ribadisce: “ il servizio postale ed in particolare il lavoro dei portalettere, è stato considerato dal governo un servizio essenziale durante l’emergenza COVID-19 e per questo non si è mai arrestato, sin da marzo all’inizio dell’emergenza, i lavoratori precari a tempo determinato, hanno dovuto sostituire quelli a tempo indeterminato che hanno il cosiddetto posto fisso, i quali hanno avuto più possibilità di rimanere a casa grazie all’utilizzo di congedi parentali, permessi per legge 104, permessi individuali retribuiti, ferie e malattie”.

 

Tale situazione aggravata ancor più da lavoratori postali affetti dal covid 19 o posti in quarantena obbligatoria, ha determinato un organico fortemente sottodimensionato che ha costretto l’azienda ad assumere portalettere a tempo determinato, ma tale circostanza non può assolutamente giustificare lo sfruttamento degli stessi, sottoposti a turni massacranti e senza alcun riconoscimento del lavoro straordinario svolto.

Si sta parlando di portalettere che a fronte di un contratto regolarmente predisposto da Poste Italiane e debitamente sottoscritto tra le parti contraenti, prevede in conformità al vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, lo svolgimento di 36 ore settimanali, ma che in realtà, obbliga gli addetti, a causa anche della precarietà del rapporto, a sostenere ritmi di lavoro insostenibili, a volte addirittura di 12 ore ininterrotte giornaliere, per assicurare tutte le consegne di corrispondenza e pacchi ai relativi destinatari, salvo essere (dopo alcuni mesi di lavoro continuo ed acquisizione di una certa esperienza, professionalità e conoscenza delle zone assegnate), lasciati a casa in favore di altri assunti temporanei, destinati a subire lo stesso trattamento, che dovranno necessariamente essere nuovamente formati e istruiti adeguatamente.

La circostanza più scandalosa dell’intera vicenda è che Poste Italiane non riconosce a tutti e non corrisponde, la retribuzione prevista dalla normativa vigente per il lavoro straordinario, ovvero le ore aggiuntive a quelle previste dal contratto stipulato di 36 ore settimanali, sebbene il lavoro svolto sia facilmente riscontrabile attraverso la timbratura in entrata e in uscita del relativo badge personale. 

E’ una prassi ormai consolidata che serve a sopperire ad una mancanza cronica di personale e che mette a dura prova i portalettere precari, che in questo periodo devono anche preservare la propria e l’altrui incolumità, essendo a contatto con migliaia di persone che, ignari dell’emergenza, si avvicinano chiedendo informazioni su pacchi, lettere e raccomandate e molti di loro non indossano neanche i dispositivi di protezione individuali,  mettendo a repentaglio la salute degli stessi e dei propri cari.

L’Unione Nazionale Consumatori Calabria intende denunciare questa prassi utilizzata da Poste Italiane perché il servizio prestato in prolungamento del normale orario di lavoro deve essere regolarmente retribuito dal datore di lavoro, con opportuna maggiorazione rispetto alla paga ordinaria, sulla base di quanto stabilito dal CCNL di riferimento, al pari di quanto vale per stipendio, tredicesima e TFR.

Ricordiamo che il lavoro straordinario deve essere retribuito anche, ove non sia esplicitamente previsto dal contratto, ma acconsentito dal datore di lavoro, che come nel caso di specie, pretende un maggior impegno del dipendente, chiedendogli di lavorare per più ore rispetto a quanto previsto dal contratto di assunzione. Non c’è solo la pretesa a rappresentare un comportamento scorretto (nella maggior parte dei casi il dipendente è libero di decidere se svolgere o meno qualche ora di lavoro extra), quanto la circostanza che spesso questi straordinari non vengono neppure pagati, o tutt’al più nel migliore dei casi, retribuiti parzialmente con ore notevolmente inferiori a quelle svolte.

In questi casi, l’Unione Nazionale Consumatori Calabria consiglia preliminarmente di trovare un accordo con il datore di lavoro, inviando un sollecito per il pagamento degli straordinari, qualora l’azienda dovesse ignorare tale richiesta, l’associazione tramite la propria rete di legali, provvederà a tutelare nelle opportune sedi,  i lavoratori a tempo determinato, chiedendo al Giudice del Lavoro l’emissione di un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, un procedimento molto veloce che obbliga il datore di lavoro a pagare immediatamente quanto dovuto, in particolar modo quando il lavoro straordinario è facilmente documentabile tramite la timbratura del badge personale.