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DOGGY BAG, 4 ITALIANI SU 10 LA CHIEDE QUANDO VA AL RISTORANTE

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Cresce l’abitudine a chiedere di potarsi a casa il cibo avanzato ma meno che all’estero. Sprechi domestici rappresentano il 54% del totale

3 Settembre 2019 Elena Leoparco

Quasi quattro italiani su dieci (37%) quando escono dal ristorante si portano sempre, spesso o talvolta a casa gli avanzi con la cosiddetta “doggy bag”, mentre una percentuale del 18% lo fa solo raramente. 

 

È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sui comportamenti alimentari degli italiani nell’estate 2019 in occasione della diffusione dei test scientifici dei ‘Diari di famiglia’ del progetto ‘Reduce’ – Ministero dell’Ambiente/Università di Bologna Distal, illustrati nella sede del ministero dell’Ambiente in occasione della presentazione della settima edizione del premio ‘Vivere a spreco zero’, dedicato alle buone pratiche nella prevenzione degli sprechi alimentari.

Dall’analisi Coldiretti/Ixè si evidenzia peraltro che il 14% degli italiani ritiene che sia da maleducati, da poveracci e volgare o si vergogna comunque a richiederla e ben il 21% degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori mentre il resto non li chiede perché non sa che farsene.

Italiani più restii del resto del mondo

Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori è un comportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti dove la doggy bag è una prassi consolidata per gli stessi Vip.

Una abitudine che non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia dove permangono molte resistenze anche se di fronte a questa nuova esigenza la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc.  Peraltro molte delle porzioni avanzate possono essere consumate a casa semplicemente riscaldandole oppure utilizzate come base per realizzare ottime ricette.

La legge anti sprechi

In Italia è peraltro in vigore la legge 166/16 sugli sprechi alimentari che tra l’altro “promuove l’utilizzo, da parte degli operatori nel settore della ristorazione, di contenitori riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l’asporto degli avanzi di cibo”.

Nonostante la maggiore attenzione il problema resta però rilevante con gli sprechi domestici che rappresentano in valore ben il 54% del totale e sono superiori a quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell’agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%) per un totale di oltre 15 miliardi che finiscono nel bidone in un anno.

Lo spreco di cibo nelle case degli italiani sale durante l’estate con l’aumento delle temperature che rendono piu’ difficile la conservazione dei cibi.  Tra gli alimenti più colpiti svettano infatti verdura e frutta fresca, seguite da pane fresco, cipolle e aglio, latte e yogurt, formaggi, salse e sughi. Non si tratta quindi solo di un problema etico. ma che determina anche – conclude la Coldiretti – effetti sul piano economico ed anche ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti.