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ANTIBIOTICO-RESISTENZA, UN’EMERGENZA GLOBALE

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L’antibiotico-resistenza è una emergenza globale

Claudia Ciriello

Secondo un recente studio pubblicato dal Gruppo di coordinamento delle Nazioni Unite sulla resistenza antimicrobica, se non si agisce nell’immediato e in modo sinergico, le morti causate da infezioni da batteri resistenti agli antibiotici saliranno in numero esponenziale nei prossimi due decenni, con relativo aggravio di costi.

 

Il contesto internazionale da diverso tempo ha individuato il tema della resistenza antimicrobica come un elemento di pericolo globale, declinandola a vari livelli. Dal canto suo anche l’Europa si è impegnata con un piano specifico dal 2011 e con dei monitoraggi periodici. E’ quanto emerge dall’intervento del professor Silvio Brusaferro, presidente dell’l’Istituto Superiore di Sanità, in audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera lo scorso 25 settembre, che si è espresso sul tema della resistenza agli antibiotici.

Secondo l’esposizione dell’Istituto Superiore di Sanità, il fenomeno sarebbe diventato una vera e propria “emergenza globale”, necessaria da affrontare oltre che con risorse adeguate, soprattutto con il coinvolgimento e un lavoro comune di tutti gli stakeholder coinvolti.

Un problema non solo umano

Sono diversi gli attori impegnati a monitorare e studiare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza tra i quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Autorità europea dei farmaci, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Unione Europea, solo per citarne alcuni. Tra l’altro questa emergenza globale è stata di recente sollecitata anche da un voto all’unanimità del consiglio europeo dei ministri della Salute, che hanno tutti sottolineato l’importanza di un’azione sinergica, di un approccio one health, per affrontare il problema da tutti i punti di vista.

L’antimicrobico resistenza non è soltanto un problema umano e non si può affrontare efficacemente trattando solo del consumo di antibiotici nell’uomo, ma deve necessariamente considerare anche il mondo veterinario, gli allevamenti, l’agricoltura e il relativo impatto ambientale che ne deriva. E’ importante usare l’antibiotico in modo prudente perché oltre che sull’individuo impatta anche sull’ambiente e sull’economia del paese, ecco perché un utilizzo consapevole del farmaco antibiotico è necessario per cambiare le cose, se si considera che vi è anche una responsabilità sociale.

Le risorse da investire

Non si devono poi sottovalutare le risorse necessarie per affrontare questo tema.

A tale proposito il presidente dell’ISS riporta l’esempio dell’Ocse che, in un suo recente studio, evidenzia come interventi anche molto contenuti di 2 o 3 dollari per persona per anno, possono arrivare a salvare migliaia di vite umane, 9-10mila solo in Italia, oltre a garantire un ritorno economico. Ciò a significare che un investimento seppur limitato, è un investimento che porta a raggiungere importanti risparmi di risorse oltre che a rendere disponibili risorse anche per altri problemi di salute che sono emergenti.

Il 17 settembre scorso i rappresentanti dei 28 paesi e 40 partner si sono riuniti presso l’istituto dell’ISS nella seconda Assemblea Generale della Joint Action Europea su Antimicrobico-resistenza e Infezioni associate all’assistenza (EU-JAMRAI) lanciata nel 2017 per fare il punto sugli obiettivi al 2020 e a capire a che punto siamo sul tema. L’Italia è tra i paesi che affronta il problema con approccio one health, in tutte le sue articolazioni, e coinvolge tutti gli attori oltre a vantare esperienze di buone pratiche nell’uso prudente dell’antibiotico che dovrebbero diventare esempio anche per diffondere la cultura di un uso responsabile dell’antibiotico.

Ecco perché è necessario informare e formare i cittadini in modo adeguato, e coinvolgere tutti gli altri attori presenti, primi fra tutti i medici e i farmacisti con cui il cittadino entra in relazione. E’ necessario continuare a monitorare l’evoluzione del fenomeno per capire come sarà possibile contenerlo.