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UNC HA STILATO LA TOP TEN DEI RINCARI, FRA GLI ALIMENTARI AUMENTANO L’OLIO E LA PASTA

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L’UNC ha stilato la top ten dei rincari fra i prodotti alimentari e non. Da  segnalare i rincari su olio e pasta, su carne e pesce. Sembra che il pane ancora si salvi da speculazioni. Aumentano i giochi a più 5,7%: fuori classifica ma si avvicina il Natale

La top ten dei rincari si divide in due: i rialzi sui prodotti alimentari e quello sugli altri prodotti e servizi. Nel settore alimentare, a ottobre rincarano prodotti di uso quotidiano come l’olio di oliva a più 4,7% e la pasta che segna più 4,6%, la carne e il pesce, fresco e surgelato. Preoccupano i rincari della farina, che è ingrediente di base di tanti altri prodotti. Il pane ancora “si salva”, nel senso che è in aumento (più 1,2%) ma ancora in linea con l’andamento dell’inflazione (anche se per il pane le segnalazioni sono diverse e molti stanno raccontando di un pronunciato “caro pane” e prodotti da panificio).

La top ten dei rincari questa volta è quella disegnata dall’Unione Nazionale Consumatori, che ha elaborato i dati Istat per stilare la classifica dei prodotti che stanno registrando i maggiori rincari.

A lievitare nel mese di ottobre ci sono olio, pasta e carne, ma anche i voli (il trasporto aereo fa un balzo di quasi il 20% per i voli nazionali, di oltre il 38% su quelli internazionali), il gas e la benzina. Stanno aumentando i giochi (più 5,7%) che rimangono fuori dalla top ten dei rincari fra i prodotti non alimentari ma segnalano un andamento preoccupante considerato che il Natale è alle porte.

La top ten dei rincari fra i prodotti non alimentari

In testa alla top ten dei prodotti non alimentari, dice, l’Unc, ci sono i voli: quelli internazionali “vincono” con un astronomico +38,8% rispetto a ottobre 2020 (i voli nazionali +19,9%).

Al secondo posto c’è il gas, +33,3% su base annua, al terzo il Gpl e il metano per auto, con un balzo del 33%, al quarto il gasolio: +23,5% quello per i mezzi di trasporto e +22,3% quello per il riscaldamento. In quinta posizione la benzina, +22,1%.

Seguono telefoni fissi e fax, +21,4%, energia elettrica in settima posizione con +17,7%, macchine per il caffè (+15,5%) e macchine fotografiche e telecamere (+15,3%).

«Anche se fuori dalla top ten, preoccupa, in previsione del Natale, il rincaro dei giochi (tradizionali ed elettronici), che già a ottobre segnano +5,7% su base annua ma addirittura +2,4% su settembre e che scontano i problemi di approvvigionamento dalla Cina», dice l’UNC.

La top ten dei rincari fra i prodotti alimentari

In testa alla top ten dei prodotti alimentari ci sono gli oli diversi da quello di oliva, che costano il 17,7% in più rispetto a un anno fa. Al secondo posto i Frutti di mare freschi o refrigerati con +6%. Sul gradino più basso del podio l’olio di oliva, che vola del 4,7%. Al quarto pasto il prodotto simbolo dell’identità culinaria italiana, la pasta, che svetta del 4,6%. Al quinto posto la carne ovina e caprina che segna un incremento del 3,5%, battendo tutte le altre carni (coniglio e carne equina +2%, suina +1,8%, pollame +1,8%, bovina +1,3%).

Seguono in sesta posizione, ex aequo, Pesce fresco o refrigerato e Vegetali surgelati diversi da patate, entrambi a +3,1%, in settima l’acqua minerale, +2,8%, poi i succhi di frutta con +2,6%. In nona posizione tre prodotti che salgono del 2,5%: il latte conservato, molto consumato dalle famiglie, la Margarina e la Farina, un rialzo, quest’ultimo, molto preoccupante considerato che è la materia prima per molto altri prodotti e che lievita dell’1,2% in appena un mese. Chiude la classifica il riso, +1,9%.

«In compenso alcune buone notizie – aggiunge l’associazione – Nessuna speculazione per ora sul pane, che segna un aumento dell’1,2%, ma in linea con la media dei prodotti alimentari. Bene anche latte fresco intero e formaggi (ambedue +1,1%)».

Su base annua c’è un ribasso dell’1,3% sul tè. In calo, secondo l’associazione, anche la frutta fresca e il cioccolato, le uova e gli alimenti per bambini.

Raffreddare i prezzi andando verso il Natale

«L’inflazione ha registrato un’impennata preoccupante, più che raddoppiando da giugno a ottobre, passando dal +1,3% al +2,9% (+123%) – dice il presidente UNC Massimiliano Dona – La ragione principale dipende dai beni energetici, luce gas e benzina, senza i quali l’inflazione annua di ottobre scenderebbe dal 2,9 all’1,1%, ma anche alcuni beni alimentari stanno subendo preoccupanti rialzi, anche per colpa delle materie prime, come il calo della produzione di frumento duro in Canada e Stati Uniti. In ogni caso urge un intervento del Governo per raffreddare i prezzi, soprattutto dei carburanti che incidono su tutta la merce trasportata su gomma. Se l’inflazione proseguisse con questo stesso ritmo, già a novembre salirebbe al 3,2% e questi rincari potrebbero determinare una gelata sui consumi, con effetti nefasti sul Natale».