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PREZZI AL CONSUMO, STANGATA PER LE FAMIGLIE. FARE LA SPESA COSTA IL 2,4% IN PIÙ

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Si conferma l’aumento dei prezzi al consumo dei generi alimentari che si è abbattuta nelle ultime settimane sulle famiglie italiane

Elena Leoparco

Secondo i dati definitivi di maggio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un calo dello 0,2%, ma i prezzi al consumo si attestano al +2,4%. Si conferma quindi l’aumento dei generi alimentari che si è abbattuta nelle ultime settimane sulle famiglie italiane con rincari medi del +2,6% su base annua.

La flessione tendenziale dell’indice generale è imputabile prevalentemente alla marcata dinamica dei prezzi dei beni energetici non regolamentati, che accentuano il loro calo (da -7,6% a -12,2%).

 

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rimangono stabili rispettivamente a +0,8% e a +1,0%.

Codacons , per mangiare una famiglia spende +195 euro all’anno

“Si tratta di aumenti speculativi che non hanno alcuna giustificazione – denuncia il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

Secondo l’associazione, una famiglia con due figli si trova a dover spendere solo per il cibo 195euro in più rispetto allo scorso anno.

I prezzi, denuncia il Codacons, sono rincarati proprio in quei settori dove si sono concentrati gli acquisti dei consumatori, e ciò nonostante nello stesso mese i listini dei carburanti abbiano subito un tracollo, con il gasolio sceso del -16,2%, calo che avrebbe dovuto ridurre i costi dei prodotti che viaggiano su gomma come gli alimentari.

“Attendiamo ora la pronuncia dell’Antitrust, che proprio sull’andamento dei listini al dettaglio nei mesi dell’emergenza ha aperto una apposita istruttoria a seguito di denuncia Codacons, affinché siano punite le speculazioni a danno dei consumatori” – conclude Rienzi.

Unc, stangata carrello spesa

“La deflazione è solo un effetto ottico dovuto al lockdown. Ovvio che i prezzi, mentre i negozi erano chiusi, non potevano salire. Il calo dei carburanti, poi, ha fatto il resto. Si conferma, però, la stangata per i prezzi dei beni dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, gli unici acquisti che gli italiani potevano effettuare liberamente anche prima della riapertura generale”- afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Insomma, mentre la deflazione non ha alcun effetto pratico sulle tasche degli italiani, il carrello incide sul loro portafoglio, aumentando il costo della vita.

Secondo UNC, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, in teoria la deflazione dovrebbe portare ad una riduzione della spesa, ma in pratica, visto che gli italiani non hanno potuto sfruttare appieno la riduzione dei prezzi, quello che incide è solo il carrello della spesa, che implica, per i soli acquisti di tutti i giorni, 212 euro in più su base annua.

Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo per le compere quotidiane è di 186 euro, per una famiglia media sono 154 euro.

Coldiretti, frutta e salumi troppo cari

Salumi (+3,7%), frutta (+7,9%) ma anche latte (+3,5%) e carne (+2,7%): sono questi i prodotti i cui prezzi al consumo pesano di più nel carrello della spesa. Salgono anche i prezzi per il pesce surgelato (+5%), la verdura (+5,3%), la pasta (+3,5%), il burro (+2,1%), i formaggi (+2,4%), l’acqua minerale (2,3%) e lo zucchero (+2,2%) spinti dall’andamento anomalo della domanda che ha favorito l’accumulo di scorte di prodotti, soprattutto a lunga conservazione, e dallo sconvolgimento in atto sul mercato per le limitazioni ai consumi fuori casa.