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MOLESTIE OLFATTIVE, SCATTA IL SEQUESTRO PER IL RISTORANTE

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Il pericolo che la canna fumaria di un ristorante possa continuare a disperdere fumi e odori recando molestie ai vicini, giustifica il sequestro dell’attività. Lo ha precisato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 38674 del 21 agosto scorso.

 

La vicenda. Il titolare di una pizzeria proponeva ricorso avverso un’ordinanza del Tribunale che aveva confermato il sequestro preventivo delle canne fumarie, le quali emettevano odori insopportabili per i condomini circostanti.

L’indagato deduceva, come primo motivo del ricorso, la mancanza di indizi del reato, in quanto il Tribunale aveva sostenuto ma non dimostrato che i livelli di tollerabilità degli odori e fumi andassero oltre la normale tollerabilità, stante l’insufficienza delle dichiarazioni rese dalle persone offese.

Sequestro confermato. La Suprema Corte conferma l’ordinanza del Tribunale che aveva valorizzato la comunicazione della notizia di reato redatta dal commissariato di polizia, il quale, a seguito di numerose segnalazioni e di accertamenti in loco, aveva riscontrato che le canne fumarie del ristorante violavano il regolamento comunale, il quale prescriveva il loro collocamento al di sopra del colmo del tetto, per consentire la dispersione di fumi. Nel caso di specie, invece, le canne fumarie disperdevano fumi e odori all’interno di un pozzo luce su cui si affacciavano balconi e finestre delle abitazioni soprastanti. Pertanto, legittimamente è stato disposto il sequestro onde evitare la prosecuzione e l’aggravamento del reato.