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L’AGOSTO NERO DEI SALDI NELLE GRANDI CITTÀ: “I NEGOZI PERDONO UN MILIARDO E MEZZO”

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L’allarme della Confcommercio: bonus per chi ha rinunciato a una stagione

Ci si aspettava una mazzata, è arrivata. I saldi di agosto stanno andando male, e Federmoda Confcommercio lancia l’allarme per un settore già messo a dura prova dalla pandemia e dal lockdown. A Ferragosto, dopo circa quindici giorni dall’inizio, in qualche regione anche oltre un mese, si stima un calo complessivo di incassi nei negozi e nelle boutique di circa 1, 4 miliardi. I consumi infatti si dovrebbero attestare a 2, 1 miliardi contro i 3, 5 miliardi dell’anno scorso. In particolare, secondo un sondaggio delle associazioni dei consumatori, il 74% delle imprese intervistate ha registrato un calo delle vendite rispetto ai primi 10 giorni di saldi del 2019.

Le vendite sono stabili per il 14% e per un 12% positive. Il 53% delle aziende che ha risposto ha evidenziato un calo del fatturato entro il 30% rispetto all’anno precedente, ma per la restante parte la perdita è stata superiore, arrivando a toccare un –70/80% nei centri delle grandi città che soffrono di più, a differenza delle periferie, dei centri minori e delle località turistiche che hanno registrato qualche soddisfazione.

Gli acquisti hanno riguardato soprattutto abbigliamento estivo come t-shirt, polo, sandali e bermuda ma anche abiti donna, camicie, calzature donna e pantaloni. Una situazione di grande sofferenza che, secondo gli operatori del settore, avrebbe bisogno di contributi a fondo perduto per ripartire. In particolare «bonus» per gli acquisti di abbigliamento e calzature, e un credito di imposta per la svalutazione dei magazzini, dal momento che sarà impossibile recuperare la stagione primaverile completamente persa, con molti prodotti che resteranno invenduti. 

A pesare è soprattutto la mancanza di turisti, che sta mettendo in grande crisi gli hotel. «Dobbiamo sopravvivere nel 2020 e sperare che arrivi presto il vaccino e i turisti allora torneranno a viaggiare» spiega il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. «Abbiamo rivisto gli stranieri, in particolare tedeschi, svizzeri e belgi, mentre sono mancati gli inglesi – dice – Tutti questi Paesi stanno facendo i conti con la pandemia di coronavirus. Ma il vero e proprio crollo del mercato turistico è visibile nelle città d’arte come Roma e Firenze dove sono spariti gli americani che erano il nostro ossigeno. Abbiamo prenotazioni tra il 15 e il 20% per settembre, ma sono numeri con i quali è difficile persino restare aperti. I costi non sono coperti dai pochi clienti. È una situazione pesante». C’è di più. «Il mercato “corporate” è completamente sparito – aggiunge Bocca-. Le aziende hanno messo il personale in smart working fino alla fine di quest’anno e quindi non ci sono prenotazione per convegni di lavoro».