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INFLAZIONE A DICEMBRE FRENA A +1,1%. UNC: +369 EURO PER COPPIA CON 1 FIGLIO

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Secondo i dati provvisori di dicembre resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,1% su base annua, dal +1,6% di ottobre e novembre. In media, nel 2018 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,2%, replicando la dinamica annua del 2017. L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è stabile a +0,7%.

 

Sono i beni energetici non regolamentati (i cui prezzi decelerano da +7,8% di novembre a +2,6%) a spiegare gran parte del rallentamento dell’inflazione a dicembre, determinato, ma in misura minore, anche dai prezzi dei beni alimentari lavorati (da +1,1% a +0,7%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +2,0% a +0,6%).

La lieve diminuzione su base congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuta principalmente al consistente calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-4,2%) e, in misura minore, dei beni alimentari lavorati (-0,4%), solo in parte mitigato dall’aumento dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+1,1%), dovuto per lo più a fattori di carattere stagionale.

Per i prodotti di largo consumo, la crescita dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona da +0,9% di novembre si porta a +0,8%, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano in modo marcato (da +1,9% a +1,3%), a causa della flessione dei beni energetici non regolamentati.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dell’1,2% su base annua (era +1,6% nel mese precedente). La variazione media annua del 2018 è pari a +1,2% (era +1,3% nel 2017).

“Niente stangata di fine anno”, commenta Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori, “Bene anche la frenata del carrello della spesa, che scende dal +0,9% di novembre a +0,8%”.

“Nel 2018, comunque, la crescita media dei prezzi dell’1,2% ha significato avere, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, una maggior spesa annua complessiva di 377 euro, 268 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, 111 euro per carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a ben 102 euro per abitazione, acqua ed elettricità, 143 per i trasporti”, prosegue Dona.

“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 369 euro su base annua, 245 per i beni acquistati più frequentemente, 99 per le compere di tutti i giorni, 99 per l’abitazione, 133 per i trasporti, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 304 euro in più nei dodici mesi, 199 per i beni ad alta frequenza, 83 euro per il carrello della spesa, 93 per l’abitazione. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo è pari a 173 euro, 214 euro per un single con meno di 35 anni”.