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CYBER ESTORSIONE: “ABBIAMO UN VIDEO IN CUI GUARDI PORNO”. POLIZIA POSTALE: “NON PAGARE”

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Il ricatto suona più o meno così: pagaci o diffonderemo ai tuoi contatti social un video in cui guardi film pornografici. A familiari e amici, dunque. Col rischio di veder crollare la propria reputazione. Ed è accompagnato dalla rivelazione di una password che risulta in effetti utilizzata, magari in passato. Questa nuova forma di estorsione ha portato negli ultimi giorni a continue denunce alla Polizia Postale, che chiede a tutti di segnalare la cosa ma di non pagare alcun riscatto, perché l’unica cosa vera del messaggio è la password, ma questa è stata ottenuta probabilmente al mercato nero del dark web.

 

Il Corriere della Sera parla di centinaia di email spedite in tutta Italia, con toni minacciosi. E riporta le parole della direttrice della Postale Nunzia Ciardi: “L’ipotesi più probabile è che le password siano state rubate grazie alle operazioni di pirateria informatica compiute nei mesi scorsi. Questi “pacchetti” di dati sensibili sono stati poi venduti sul dark web”.

L’allarme è stato tanto che la Polizia Postale ha pubblicato online una nota con la descrizione del ricatto. Può capitare dunque di ricevere una strana email, soprattutto in inglese, che nell’oggetto ha il nostro indirizzo di posta elettronica e la nostra password, attuale o passata. Il mittente della email, dietro ad un nome di fantasia, “ci informa che, proprio grazie alla conoscenza della nostra password, sarebbe riuscito ad ottenere il controllo del nostro dispositivo e della webcam, ed avrebbe, successivamente, girato a nostra insaputa un filmato, che ci ritrarrebbe intenti a guardare film pornografici. Prosegue minacciandoci che, se non procederemo al pagamento di un riscatto (rigorosamente in bitcoin), egli diffonderà il presunto video intimo ad un elenco di nostri contatti (familiari ed amici), di cui disporrebbe grazie ad un presunto, precedente accesso abusivo ai nostri profili social”.

Da qui l’allerta della Postale che spiega: “Attenzione, nulla di tutto ciò è reale: siamo piuttosto di fronte all’ultima modalità con la quale criminali informatici senza scrupoli tentano di terrorizzarci, per consumare ai nostri danni una vera e propria cyber-estorsione. L’unico elemento autentico dell’intera vicenda è rappresentato proprio dalla password – anche precedente e da noi non più utilizzata – del nostro account virtuale, password della quale i criminali in questione sono entrati in possesso sfruttando, presumibilmente, i numerosi mercati neri presenti sul darkweb. Tutto il resto, invece, rappresenta un’invenzione dell’autore del reato, elaborata al solo scopo di gettarci nel panico ed indurci a pagare la somma illecita: è tecnicamente impossibile, infatti, che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto – per ciò solo – installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati”.

La Polizia chiede, prima di tutto, di non pagare alcun riscatto perché “l’esperienza maturata con riguardo a precedenti fattispecie criminose (come sextortion e ransomware) dimostra che, persino quando il criminale dispone effettivamente di nostri dati informatici, pagare il riscatto determina quale unico effetto un accanimento nelle richieste estorsive, volte ad ottenere ulteriore denaro”. Bisogna cambiare la password impostandone una complessa, non usare la stessa password per più profili, abilitare se possibile meccanismi di autenticazione “forte” agli spazi virtuali, che associno all’inserimento della password, l’immissione di un codice di sicurezza ricevuto sul telefono cellulare. E naturalmente, denunciare subito.