Home Notizie utili BOLLETTA DA CAPOGIRO: SPETTA ALL’UTENTE “SMENTIRE” I DATI RILEVATI DAL CONTATORE

BOLLETTA DA CAPOGIRO: SPETTA ALL’UTENTE “SMENTIRE” I DATI RILEVATI DAL CONTATORE

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In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità e dunque, in caso di contestazione, grava sul fruitore l’onere di dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo. Così la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7045/18, depositata il 21 marzo.

Il caso. Il Tribunale di Termini Imerese riformava solo parzialmente la sentenza del Giudice di Pace, confermando la condanna del convenuto al pagamento a favore di Enel Energia S.p.a. del corrispettivo equitativamente determinato per il consumo di energia elettrica fornitagli in circa 2 anni e mezzo.

L’utente ricorre dunque in Cassazione impugnando la predetta sentenza dolendosi, per quanto d’interesse, per la violazione dell’onere della prova in quanto il Tribunale avrebbe considerato assolto l’onere probatorio a carico del fornitore di energia elettrica sulla base di fatture oggetto di contestazione.
Onere della prova. La Corte esclude l’ammissibilità del motivo poiché la sentenza impugnata ha correttamente ritenuto provati i consumi effettivi di energia come indicati in una fattura prodotta in giudizio dallo stesso utente e non oggetto di specifica e congrua contestazione da parte sua. Tale importo risultava inoltre confermato sia dai dati relativi ai consumi, sia dal funzionamento della relativa rilevazione da parte del misuratore posizionato sul contatore e regolarmente funzionante (essendo guasto solo il dispaly che avrebbe consentito l’immediata lettura dei consumi).

Il Giudice d’Appello ha dunque fatto corretta applicazione del principio secondo cui «in tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministratore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi».

In conclusione, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.