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VENDITE AL DETTAGLIO, CROLLO PER I BENI NON ALIMENTARI NEL MESE DI MARZO

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Calano le vendite al dettaglio nel mese marzo: beni non alimentari in sofferenza. L’analisi delle Associazioni dei consumatori

Elena Leoparco

Brusca frenata per le vendite al dettaglio che a marzo calano del 20,5% in valore ed al 21,3% in volume. A determinare l’eccezionale calo sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 36,0% in valore e del 36,5% in volume, in tenuta sostanziale i beni alimentari.

Si registrano variazioni tendenziali negative per tutti i gruppi di prodotti. Le diminuzioni maggiori riguardano abbigliamento e pellicceria (-57,1%), giochi, giocattoli, sport e campeggio (-54,2%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-54,1%), mentre il calo minore si registra per i prodotti farmaceutici (-6,3%).

Rispetto a marzo 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 9,3% per la grande distribuzione e del 28,2% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 37,9% mentre è in crescita sostenuta il commercio elettronico (+20,7%).

Vendite al dettaglio, il commento delle Associazioni- UNC

Per l’Unione Nazionale Consumatori, i dati pubblicati dall’Istat hanno l’aspetto di una vera e propria “Caporetto” delle vendite al dettaglio. “Il lockdown ha prodotto uno tsunami senza precedenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Rispetto al resto dell’Europa, considerati i dati resi noti ieri da Eurostat, l’Italia si colloca al primo posto per la caduta mensile delle vendite totali in volume, più del doppio nel confronto con la media Ue, pari a -10,4%, e quasi il doppio dell’Eurozona, che segna una diminuzione dell’11,2%. Considerando le vendite non alimentari, nell’Eurozona il calo è del 23,1%, contro un dato italiano del 36,5%, ossia più di una volta e mezzo.

N.

Paese

Variazione Marzo 20/Febbraio 2020

1

ITALIA

-21,3

2

BULGARIA

-18,1

3

FRANCIA

-17,4

4

LUSSEMBURGO

-16,4

5

AUSTRIA

-15,3

6

SPAGNA

-14,4

7

SLOVENIA

13,5

 

UE

-10,4

 

EUROZONA

-11,2

Fonte: Elaborazione UNC su dati Eurostat.

“La speranza è che tutto questo dipenda dal fatto che l’Italia è stata la prima ad adottare un blocco degli spostamenti, la chiusura dei negozi ed il fermo delle attività produttive. Il Governo, però, deve capire che, se vogliamo recuperare rispetto al resto d’Europa, dobbiamo essere anche i primi ad uscire dal lockdown”, afferma Dona.

Secondo l’UNC appare inutile riaprire imprese e negozi, se i consumatori non possono andare a fare acquisti e sono ancora costretti a limitare e motivare i loro spostamenti alle  situazioni di necessità” conclude Dona.

L’opinione del Codacons

I dati sulle vendite al dettaglio di marzo dimostrano, per il Codacons, gli effetti del Coronavirus sull’economia italiana in tutta la loro drammaticità e impongono l’adozione di misure urgenti per salvare il commercio e migliaia di esercizi che rischiano di non alzare più le saracinesche.

“A marzo le vendite al dettaglio calano del -20,5% rispetto al mese precedente e del -18,4% su anno: questo significa che una famiglia tipo ha speso mediamente a marzo -473 euro rispetto all’anno precedente per i propri consumi – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un dato che si commenta da solo e al quale dovranno aggiungersi i numeri negativi di aprile, mese in cui è proseguito il lockdown”.

“Una condanna a morte per migliaia di esercizi e attività”, dice l’associazione. In assenza di aiuti concreti, molte attività non riusciranno più a riaprire. “Per tale motivo chiediamo al Governo di anticipare le aperture per quelle categorie come parrucchieri, centri estetici e attività artigiane, perfettamente in grado di operare nel rispetto delle disposizioni, garantendo le distanze di sicurezza e l’utilizzo di Dpi così come prevede la legge” conclude Rienzi.