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PESCIVENDOLO ALTERA IL PESO SULLA BILANCIA: LICENZIATO

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Confermata la legittimità del provvedimento adottato da un supermercato nei confronti del responsabile del reparto pescheria. A inchiodare l’uomo sono state le lamentele dei clienti e il successivo blitz effettuato dai Vigili urbani.

Pochi grammi aggiunti – con un trucco – sulla pesatura della merce destinata alla clientela possono costare il posto di lavoro. A sperimentarlo sulla propria pelle è stato il responsabile del reparto pescheria di un supermercato, inchiodato dalle lamentele dei compratori, prima, e da un blitz dei Vigili urbani, poi. Per i Giudici della Cassazione, come già per l’azienda, il comportamento tenuto dal dipendente è così grave da rendere legittimo il suo licenziamento (Cassazione, ordinanza n. 23881, del 3 ottobre 2018).

 

Peso alterato. Netta la contestazione mossa al responsabile del reparto pescheria del supermercato: «alterazione fraudolenta del peso della merce venduta». In sostanza, il dipendente è stato beccato a ‘gonfiare’ i grammi del pesce acquistato dai clienti.

La pessima abitudine del lavoratore, segnalata dai consumatori e certificata da un controllo dei Vigili urbani, è stata ritenuta gravissima dall’azienda proprietaria dell’esercizio commerciale, che ha prontamente licenziato il lavoratore.

Tale provvedimento, ovviamente contestato dal dipendente, è stato ritenuto legittimo prima in Tribunale e poi in Corte d’appello: anche per i Giudici, difatti, «le condotte» del lavoratore, «reiterate ed intenzionali», hanno «esposto la società alle doglianze ed al discredito della clientela, oltre che a conseguenze amministrative, se non penali».

Quali le ragioni che hanno spinto il lavoratore a ‘truccare’ la pesatura della merce? Per i Giudici non vi sono certezze sul movente dell’azione incriminata, ma, allo stesso tempo, non si può ignorare il fatto che «l’andamento del reparto in termini di volume di vendita e di differenze inventariali rientrava tra gli obiettivi cui era collegata l’erogazione del premio di rendimento per il caporeparto».

Licenziamento. A chiudere il cerchio provvede ora la Cassazione, respingendo le obiezioni mosse dal legale del lavoratore e confermando la giustezza del licenziamento deciso dall’azienda.
Decisivo è soprattutto il richiamo alla «volontarietà delle condotte» finalizzate a «determinare l’alterazione del peso della merce venduta». Su questo fronte sono diversi gli elementi probatori raccolti, come «le segnalazioni e le lamentele dei clienti», «il conseguente sopralluogo dei Vigili urbani» e, infine, «la confessione stragiudiziale del dipendente» che «aveva dichiarato a un rappresentante della società che l’alterazione del peso della merce era destinata al fine di favorire l’azienda». Senza dimenticare, poi, «il possibile movente», rappresentato, come detto, «dall’erogazione del premio di rendimento collegato al volume di vendita».