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IL CORONAVIRUS HA DIMEZZATO IL MERCATO DELL’AUTO IN EUROPA

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Novecentomila. Ecco il numero che racconta meglio di tante analisi l’impatto del Coronavirus sulle immatricolazioni delle autovetture nel mercato europeo. A marzo 2019 erano state registrate 1.771.030, il meso scorso sono state 853.077, cioè il 51,8 per cento in meno. «Questo disastroso risultato – osserva il Centro Studi Promotor – è interamente dovuto alla pandemia che si è inserita in un mercato auto dell’Europa Occidentale che già nei primi due mesi dell’anno era fiacco, ma aveva comunque contenuto le perdite nel 7,2%». 

Molto differenziata – secondo il report Acea (l’associazione europea dei costruttori) appare la situazione nei diversi mercati nazionali dell’area. L’entità del calo è comunque strettamente correlata alla data d’inizio della quarantena e all’entità delle misure restrittive adottate. La mappa geografica della diffusione del contagio e delle misure adottate dai singoli governi segnano anche i risultati delle case automobilistiche rendendo di fatto impossibile confrontare i risultati ottenuti nell’ultimo mese e sicuramente anche quelli di aprile. 

Il risultato peggiore si è registrato in Italia, che è stato però il primo paese a dichiarare l’emergenza. Il calo in marzo è stato dell’85,4% e questo spiega la performance negativa di Fca che, proprio in Italia, ha il su mercato di riferimento. In tutta Europa il gruppo ha immatricolato a marzo nei mercati  27.326 auto, il 74,4% in meno dello stesso mese del 2019. La quota è pari al 3,2%. Nel trimestre il gruppo ha venduto 170.327 vetture, con un calo del 34,5% sull’analogo periodo dell’anno scorso e una quota è scesa dal 6,3% al 5,6%. dal Lingotto fanno sapere che «nell’attuale contesto straordinariamente difficile, Fiat Chrysler Automobiles ha avviato alcune nuove iniziative che coinvolgono la rete dei concessionari, per aiutare i cittadini che, pur nell’emergenza sanitaria, stanno prendendo in considerazione la possibilità di acquistare un nuovo veicolo e desiderano mettersi in contatto con un consulente di vendita». L’Italia è stato «il primo mercato a lanciare questa modalità di contatto “remoto”, il cui uso è in fase di allargamento ad altri Paesi grazie alla semplicità d’utilizzo della tecnologia. È già operativo in Austria, Belgio, Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svizzera e lo sta diventando in questi giorni in Grecia e Serbia».

Il mercato dell’auto in Francia e Spagna è andato leggermente meglio che in Italia. In Francia il calo è stato del 72,2% e in Spagna del 69,3%. Pesante, ma più contenuto, l’impatto sugli altri due grandi mercati dell’area e cioè sulla Germania (-37,7%) e sul Regno Unito (-44,4%). A livello di gruppi, Volkswagen ha perso il 46,2% con 164.653 immatricolazioni, mentre Psa e Renault ,rispettivamente il 68,1 e il 64,7%.In ogni caso l’impatto della pandemia è stato «devastante», secondo il Centro Studi Promotor «in un mercato che già nei primi due mesi dell’anno era fiacco, ma aveva contenuto le perdite nel 7,2%». Che fare, allora? Serve un «forte sostegno finanziario alla filiera dell’auto ed in particolare ai concessionari, che sembrano essere l’anello debole della catena e adozione di significativi incentivi per sostenere la domanda».  Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, sarebbe opportuno che questa ricetta venisse adottata subito, soprattutto in Italia, per assicurare il necessario apporto finanziario alle concessionarie e per rendere immediatamente operativo il sostegno alla domanda nel momento in cui le concessionarie riapriranno la vendita di auto. Dal suo punto di vista «questo secondo obiettivo si può ottenere prevedendo incentivi alla rottamazione di vetture di oltre 10 anni da sostituire con auto nuove Euro 6 o anche con vetture ad emissioni zero o molto contenute». Per Quagliano «la soluzione da adottare dovrebbe essere costruita sulla base dei primi incentivi alla rottamazione che nel 1997 consentirono al mercato dell’auto un incremento del 38,8%, un maggior gettito Iva che copri’ il costo degli incentivi e lasciò un avanzo per l’erario di 1400 miliardi di lire e un aumento del Pil, certificato dalla Banca d’Italia, di 0,4 punti percentuale​​​​​​​»​​​​​​​.