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FARE LA SPESA FUORI DAL COMUNE, È POSSIBILE O NO?

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L’Unione Nazionale Consumatori mette in guardia: attenzione a fare la spesa alimentare fuori dal comune di residenza o domicilio. “Invitiamo il Governo a fare chiarezza”

Sabrina Bergamini

Fare la spesa in un Comune diverso da quello di residenza può essere un problema. Se si è in zona rossa, se si ha un supermercato a cento metri da casa, se questo supermercato rientra in un comune diverso: ecco, questa spesa può rappresentare un problema.

Attenzione a fare acquisti alimentari fuori dal comune, dice dunque l’Unione Nazionale Consumatori che ha spulciato le Faq del Governo sulle misure restrittive adottate col Dpcm dello scorso 3 novembre ed è andata ad analizzare la risposta sulla possibilità di fare la spesa in un comune diverso se si risiede in una zona rossa.

 

Partiamo dalla fine: l’UNC chiede di fare chiarezza.

«Invitiamo il Governo a fare chiarezza, dato che la situazione di necessità non può diventare stringente come l’assoluta urgenza. Si tratta di Faq contraddittorie rispetto a quanto previsto nei Dpcm», commenta il presidente UNC Massimiliano Dona.

Fare la spesa per zone

In una regione classificata come gialla, per esempio, è possibile fare la spesa in un comune diverso se anche questo si trova nell’area gialla.

Diverso è il caso delle zone rosse, dove si parla di spostamenti consentiti solo se il Comune non dispone di punti vendita o se bisogna acquistare generi di prima necessità non reperibili in quel comune. Ci sono limiti più stretti che vanno autocertificati. E la situazione è analoga per quei comuni che si trovano in zona arancione.

«Al di là del ritardo con il quale si spiega al cittadino cosa esattamente può o non può fare, mettiamo in guardia il consumatore che abita nelle zone rosse – dice il presidente UNC Massimiliano Dona –Stando alle Faq appena pubblicate, infatti, cambia il significato di situazioni di necessità e viene di fatto equiparato a quelle di assoluta urgenza. Per le zone rosse, infatti, gli spostamenti, nonostante il Dpcm 3 novembre li consenta per situazioni di necessità, sono diventati rigidi come nella fase più critica, ossia quando il Dpcm del 22 marzo tolse quel motivo per giustificare gli spostamenti consentendoli solo per comprovate esigenze lavorative, assoluta urgenza e per motivi di salute».

Si può fare la spesa in un comune diverso?

La domanda è questa: “È possibile fare la spesa in un comune diverso da quello in cui si abita?”

E questa la risposta che si legge fra le Faq del Governo relativamente alle zone rosse.

«È possibile spostarsi in altri comuni solo ed esclusivamente per comprovate esigenze lavorative, di necessità o per motivi di salute. Laddove quindi il comune non disponga di punti vendita, o sia necessario acquistare con urgenza generi di prima necessità non reperibili nel comune di residenza o domicilio, lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati».

Secondo queste previsioni, nota l’UNC, rimane fuori la spesa alimentare in un punto vendita che magari è vicinissimo a casa ma rientra in un altro comune. Dall’altro lato del ponte o della strada, ad esempio.

Commenta Dona: «Insomma, se un bene è venduto nel proprio comune, non si può più uscire. Vietato, quindi anche andare al supermercato dove siamo soliti fare acquisti, anche se è il punto di vendita più vicino a casa, ma è in un comune limitrofo, magari a 100 metri dalla nostra abitazione».

Fare la spesa… è un’impresa?

L’associazione spiega che invece nelle risposte di prima si faceva riferimento al fatto di fare la spesa nel punto vendita più vicino possibile a casa o al lavoro.

«In precedenza, invece, alla domanda: È obbligatorio fare la spesa nel proprio comune di residenza o è possibile farla anche nel Comune limitrofo?” La risposta era: “No, ma si deve fare la spesa nel posto più vicino possibile a casa o, per chi non lavora a casa, al luogo di lavoro. Infatti, gli spostamenti devono essere limitati allo stretto necessario sia tra Comuni limitrofi che all’interno dello stesso Comune….. Per questa ragione la spesa è fatta di regola nel proprio Comune, dal momento che questo dovrebbe garantire la riduzione degli spostamenti al minimo indispensabile. Qualora ciò non sia possibile (ad esempio perché il Comune non ha punti vendita), o sia necessario acquistare con urgenza un bene non reperibile nel Comune di residenza o domicilio, o, ancora, il punto vendita più vicino a casa propria si trovi effettivamente nel Comune limitrofo, lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati”».