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DURANTE IL LOCKDOWN AUMENTANO VIOLENZA DOMESTICA E STEREOTIPI DI GENERE

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Uno studio del Cnr-Irpps ha rlevato, durante il lockdown, un aumento dei soggetti che hanno dichiarato la possibilità di atti di violenza psicologica reciproca fra i partner e di violenza fisica verso le donne

Nella primavera 2020, durante il lockdown, la convivenza forzata tra partner ha riguardato quasi il 60% degli intervistati a livello nazionale. Ma con quali conseguenze? L’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps), tramite l’Osservatorio Msa-Covid-19, ha condotto a partire da fine marzo 2020 due indagini che hanno mostrato l’esistenza di un rischio di incremento dei fenomeni di violenza di coppia.

Lo studio ha registrato, infatti, un aumento dei soggetti che hanno dichiarato la possibilità di atti di violenza psicologica reciproca fra i partner e di violenza fisica verso le donne.

 

In aumento i casi di violenza domestica

Del 60% degli intervistati costretti alla convivenza con il partner durante il lockdown, oltre il 15% ha vissuto con figli piccoli e circa il 50% con figli con età pari o superiore a 12 anni. La convivenza è avvenuta nel 15% dei casi in un piccolo appartamento (circa 50/70 mq).

“I dati – spiega Antonio Tintoriricercatore del Cnr-Irpps – hanno dimostrato che l’allungarsi del periodo di confinamento può causare un incremento dei casi di violenza domestica, anche in presenza di minori: nella prima indagine, circa il 3,4% dei genitori ha dichiarato che i propri figli hanno assistito alle loro liti, percentuale che sale al 5,7% con la seconda indagine. La convivenza forzata, inoltre, ha generato preoccupazione tra i partner rispetto alla stabilità della coppia nel 6% dei casi nel primo periodo di osservazione, nell’8% nella seconda indagine”.

Gli stereotipi di genere sono molto diffusi

A partire da marzo l’Osservatorio ha analizzato gli effetti psicosociali ed economici della crisi causata dalla pandemia, con particolare riguardo alla condizione abitativa, relazionale ed economico-lavorativa, alle attività quotidiane, all’iperconnessione e relativi stati psicologici, alla violenza di coppia e “assistita”, ovvero perpetrata in presenza di figli.

Secondo quanto emerso dallo studio, gli stereotipi di genere sono molto diffusi fra la popolazione italiana. Un condizionamento che riguarda circa il 15% degli intervistati.

“Il perdurare del lockdown ha rafforzato l’idea stereotipata, al punto da determinare una scansione dei compiti domestici a maggiore discapito delle donne e conducendo a ipotizzare che il periodo di incertezza abbia offerto una sorta di modello comportamentale di rifugio”, evidenzia il ricercatore del Cnr-Irpps.

Infatti, almeno 3 soggetti su 10 hanno visto l’isolamento forzato come il momento in cui la donna ha potuto riacquistare ‘il suo ruolo naturale di madre e moglie’. È emersa, inoltre, la tendenza a ritenere l’uomo degno di maggiori attenzioni, ad esempio la possibilità di uscire più spesso della donna per sopperire a varie esigenze domestiche.

“Abbiamo infine notato – spiega Antonio Tintori – come tra le due indagini sia aumentata la quota di donne che accettano l’atteggiamento stereotipato di genere, testimoniandone la grande forza di persuasione, e quanto questa, nell’attuale momento di crisi, si configuri come un rassicurante modello comportamentale anche tra le donne che ne sono vittime”.