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DIRITTO ALLA RIPARAZIONE: LE NUOVE REGOLE EUROPEE

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Lucia Izzo 

In vigore da marzo 2021 le nuove regole UE sull’etichettatura energetica e sulla progettazione ecocompatibile, con particolare attenzione al diritto alla riparazione

Green New Deal UE: le nuove norme

Il Green New Deal dell’Unione Europea si arricchisce giorno per giorno di nuovi traguardi e nuovi obiettivi. Oltre all’importante adozione di un piano d’azione per una nuova economia circolare, di recente si registra l’entrata in vigore, a partire dal 1° marzo 2021, delle nuove regole sull’etichettatura energetica, che puntano ad aiutare i consumatori dell’UE a ridurre le bollette energetiche e l’impronta di carbonio.

Ma non è tutto, poiché, sempre dal 1° marzo, sono entrate in vigore una serie di norme sulla progettazione ecocompatibile, in particolare per quanto riguarda la riparabilità e l’obbligo per i fabbricanti di tenere a disposizione i pezzi di ricambio per un certo numero di anni anche dopo che i prodotti non sono più immessi sul mercato.

 

La nuova etichettatura energetica

Come evidenziato dal Comunicato Stampa ufficiale, a partire da lunedì 1° marzo 2021 sarà applicabile in tutti i negozi e in tutti i punti vendita online una nuova versione della famosa etichetta energetica UE che, in un primo momento, si applicherà a quattro categorie di prodotti: frigoriferi e congelatori, lavastoviglie, lavatrici, televisori (e altri monitor esterni).

Dal 1° settembre, invece, sarà il turno delle nuove etichette per lampadine e lampade con sorgenti luminose fisse. Altri prodotti si aggiungeranno nei prossimi anni. In particolare, il regolamento quadro sull’etichettatura energetica prevede che il prossimo gruppo di prodotti sia: asciugabiancheria, apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale, condizionatori d’aria, apparecchi di cottura, unità di ventilazione, armadi frigoriferi professionali, apparecchi per il riscaldamento d’ambiente e scaldacqua, caldaie a combustibile solido.

Etichetta energetica UE: cosa cambia?

L’etichetta energetica UE offre ai consumatori un aiuto chiaro e trasparente al momento della scelta d’acquisto; le norme sulla progettazione ecocompatibile sono invece destinate ai fabbricanti, in quanto fissano norme minime per i prodotti immessi sul mercato dell’UE.

Posto che un numero sempre maggiore di prodotti ha raggiunto le classi A+, A++ o A+++, si è deciso di sostituire la scala attuale e di tornare alla più semplice scala A-G, più rigorosa e concepita in modo che pochissimi prodotti siano inizialmente in grado di ottenere la classificazione “A”, lasciando dunque un buon margine all’inclusione di prodotti più efficienti in futuro. In pratica, i prodotti energeticamente più efficienti presenti ora sul mercato saranno, di norma, etichettati con le siglei “B”, “C” o “D”.

Oltre a riscalare la classe di efficienza energetica del prodotto in esame, la nuova etichetta presenta icone più chiare e moderne e nuovi elementi, tra cui un codice QR che i consumatori potranno scansionare per ottenere informazioni supplementari sul modello del prodotto (es. dimensioni, caratteristiche specifiche o i risultati delle prove a seconda dell’apparecchio).

Inoltre, tutti gli apparecchi presenti sul mercato dell’UE dovranno essere registrati in una nuova banca dati a livello UE, il registro europeo delle etichette energetiche (European Product Registry for Energy Labels), EPREL, che faciliterà ulteriormente il confronto di prodotti simili in futuro.

Ecodesign: le nuove regole su progettazione ecocompatibile e riparabilità

Oltre alle norme sull’etichettatura energetica, dal 1° marzo 2021 sono in vigore i nuovi regolamenti corrispondenti sulla progettazione ecocompatibile, che aggiornano i requisiti minimi di efficienza e rafforzano dei diritti dei consumatori per quanto riguarda la riparazione dei prodotti e il sostegno all’economia circolare.

I fabbricanti o gli importatori saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’UE dell’ultima unità di un modello.

Anche per gli utilizzatori finali (ovvero i consumatori che pur non essendo riparatori professionisti, desiderano effettuare da sé le riparazioni), i fabbricanti dovranno mettere a disposizione alcuni pezzi di ricambio per diversi anni dopo che un prodotto è stato ritirato dal mercato, ad esempio prodotti quali porte o cerniere e sigilli che sono compatibili con il “fai da te”. Il tempo massimo di consegna per tutti questi pezzi viene fissato in 15 giorni lavorativi dall’ordine.

Il percorso, però, è ancora lungo e i punti critici da risolvere sono molteplici. Ad esempio, il fatto che tale normativa sull’Ecodesign si applichi soltanto ai nuovi modelli di alcuni elettrodomestici immessi sul mercato europeo come espositori, lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi, ma non quei dispositivi elettronici particolarmente soggetti dalla c.d. obsolescenza programmata, come smartphone e laptop.

Il diritto alla riparazione

Il percorso sul quale si sta muovendo l’Unione Europea, comunque, è teso a prendere maggiormente in considerazione quello che negli ultimi anni è stato definito “diritto alla riparazione” anche noto come “right to repair”, una strategia che si muove in senso opposto rispetto a quella dell’obsolescenza programmata riguardante in particolare, i rifiuti elettronici (RAEE).

Quest’ultima è una pratica economica adottata da molte aziende produttrici e riguardante il ciclo vitale dei prodotti: in pratica, già dalla fase della progettazione, si punta a introdurre sul mercato prodotti che abbiano una durata limitata nel tempo, o in generale ad accorciarne il potenziale di utilizzo, per indurre poi il consumatore a sostituirli con altri più recenti.

Tuttavia, l’obsolescenza programmata non appare più sostenibile alla luce dell’esponenziale aumento dei rifiuti elettronici ed elettrici dei quali, in UE, viene riciclato meno del 40%, mentre il resto finisce nell’indifferenziato. Tuttavia, tali dispositivi contengono materiali potenzialmente nocivi che inquinano l’ambiente e aumentano i rischi per le persone addette al riciclo dei rifiuti elettronici.

Il percorso UE per ridurre i rifiuti elettronici

Nel marzo 2020 la Commissione europea ha presentato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare (PAEC) che annovera tra le sue priorità fondamentali la riduzione dei rifiuti elettronici ed elettrici, definendo specificamente obiettivi immediati quali il “diritto alla riparazione” e il miglioramento del riutilizzo in generale, ma anche l’introduzione di un caricabatterie standardizzato e l’istituzione di un sistema di premi per incoraggiare il riciclo dell’elettronica.

Anche il Parlamento Europeo, a novembre 2020, ha adottato una risoluzione non legislativa invitando la Commissione ad assicurare ai consumatori il “diritto alla riparazione” rendendo le riparazioni più accessibili, sistematiche e vantaggiose, ad esempio estendendo la garanzia sulle parti di ricambio o garantendo un migliore accesso alle informazioni su riparazione e manutenzione. In tale sede sono state chieste misure per contrastare le pratiche volte a ridurre la durata dei prodotti.

Il testo approvato presenta infine nuove regole per la gestione dei rifiuti e la rimozione degli ostacoli giuridici che impediscono la riparazione, la rivendita e il riutilizzo dei prodotti, a beneficio peraltro del mercato delle materie prime secondarie.

L’attenzione ai rifiuti elettronici è stata ribadita sempre dal Parlamento Europeo a febbraio 2021, in occasione del voto per il nuovo piano d’azione per l’economia circolare, con cui sono state chieste misure aggiuntive per raggiungere un’economia a zero emissioni di carbonio, sostenibile dal punto di vista ambientale, libera dalle sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050.