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CARO CARBURANTI: PERCHÉ AUMENTA IL PREZZO?

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In questi giorni su tutti i nostri canali stiamo ricevendo moltissime segnalazioni che riguardano gli aumenti del prezzo dei carburanti per auto: a cosa sono dovuti i rincari? Perché proprio adesso? Ci sono soluzioni?

Vediamo di fare chiarezza.

Gli aumenti dei carburanti degli ultimi giorni

L’8 marzo, secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica, la benzina in modalità self-service è arrivata a 1,953 euro al litro, il gasolio a 1,829 euro al litro. Si tratta di un record storico assoluto. Mai, né per la benzina né per il gasolio, si erano raggiunti valori così elevati. Per la benzina si è battuto il precedente primato ottenuto il 10 settembre 2012 quando si impennò fino a 1,890 euro. Anche per il gasolio si tratta del prezzo più alto di sempre. Superato, infatti, il passato record di 1,778 euro al litro, sempre del 10 settembre 2012.

Dall’inizio dell’anno, in poco più due mesi, un litro di benzina è rincarato di oltre 23 cent, +13,6%, pari a 11 euro e 68 cent per un pieno da 50 litri, 280 euro su base annua, un litro di gasolio è aumentato di oltre 24 cent, +15,4%, 12 euro e 20 cent a rifornimento, equivalenti a 293 euro annui considerando due pieni di carburante da 50 litri al mese.

In un anno esatto, dalla rilevazione dell’8 marzo 2021, quando la benzina era pari a 1.550 euro al litro e il gasolio a 1.421 euro al litro, un pieno da 50 litri costa 20 euro e 17 cent in più per la benzina e 20 e 41 per il gasolio, con un’impennata, rispettivamente, del 26% e del 28,7%. Una stangata, su base annua, pari a 484 euro per la benzina e 490 per il gasolio.

A cosa sono dovuti questi aumenti del prezzo dei carburanti?

Se i rincari dei mesi passati, iniziati a partire da metà novembre 2020,  dipendevano dall’insufficiente rialzo della produzione di petrolio dei paesi Opec+ (ossia i vecchi Paesi Opec, più, guarda caso, la Russia oltre ad altri come Sudan e Messico), troppo scarso per far fronte all’aumento della domanda conseguente alla ripresa economica e al rimbalzo legato alla fine delle chiusure e dei vari lockdown, ora il balzo astronomico di questa prima settimana di guerra è solo una speculazione di chi scommette cinicamente sul blocco delle importazioni dalla Russia che, invece, nemmeno nel momento in cui vi scriviamo, si è ancora verificato, almeno verso l’Europa (lo stop degli Stati Uniti è solo simbolico, non importando petrolio né dalla Russia né dall’Ucraina).

E purtroppo la guerra, specie se non rientrasse in tempi brevi, non farà che aggravare ulteriormente la situazione portandola a livelli davvero insostenibili per le tasche di consumatori e imprese.

Irresponsabile anche la posizione degli altri Paesi Opec+ che, dopo lo scoppio di questa guerra, non hanno ancora deciso un incremento della produzione per ridurre le tensioni sui mercati internazionali.

Cosa sta facendo il Governo e le proposte di UNC

Nulla! Il Governo non sta facendo nulla per fronteggiare gli aumenti del prezzo dei carburanti! Continua a dormire sul caro carburanti, facendo finta di niente, così da poter incassare in silenzio milioni aggiuntivi grazie all’Iva. Ma ora con la guerra in Ucraina o si sveglia dal suo letargo e frena il decollo dei prezzi dovuto ai beni energetici o l’inflazione travolgerà le famiglie e il loro potere d’acquisto, con effetti nefasti sui consumi e la ripresa. Più aspetta e peggio è. Ora non basta più, come l’Unc ha chiesto da mesi, una riduzione delle accise di 20 cent per far scendere i prezzi a livelli normali, ne servono già almeno trenta.

Che altro proponiamo? Nel disegno di legge sulla concorrenza abbiamo chiesto al Senato di dare una definizione di prezzo anomalo, così da poter perseguire chi specula allegramente sulla guerra e più trasparenza sul prezzo. E’ evidente, infatti, che gli organi e le istituzioni di controllo preposti non sono in grado di impedire speculazioni dovute a ricarichi eccessivi e anomali. Non sono stati in grado di farlo nemmeno durante un’emergenza come la pandemia (vi ricordate le mascherine e le denunce che abbiamo fatto?). Sarebbe, quindi, utile se il legislatore fissasse i criteri in modo che, oltre una certa percentuale di ricarico, osservata in concomitanza di particolari eventi, come ad esempio scioperi dei trasporti, maltempo o, appunto, la guerra in Ucraina, si possa realmente intervenire per pratica commerciale scorretta, in quanto indebito condizionamento.

Abbiamo anche chiesto di prevedere come pratica scorretta la violazione dell’articolo 15 comma 5 del Codice del Consumo (D.lgs n. 206 del 2005) che prevede per i distributori l’obbligo di esporre in modo visibile dalla carreggiata stradale i prezzi praticati dei carburanti, aggiungendo anche il caso di esposizione di prezzi diversi da quelli che poi risultano sulla pompa e che sono effettivamente praticati. Già, perché molti fanno i furbetti del Quartierino: mettono un prezzo migliore per attirarvi e poi uno diverso alla pompa. Una truffa a tutti gli effetti, che va segnalata alla Guardia di Finanza, anche se poi è difficile ottenere una condanna penale. Da qui la richiesta di poter procedere anche con l’Antitrust, competente in materia di pratiche scorrette.

Cosa può fare il consumatore?

Cosa può fare il consumatore per contrastare gli aumenti del prezzo dei carburanti? Intanto risparmiare scegliendo i distributori meno cari:

  • Non entrate nel primo distributore che vi capita appena si accende la spia della benzina, ma cercate il prezzo più basso.
  • Per trovarlo, confrontate sempre i prezzi della vostra zona attraverso il sito mise.gov.it
  • Prediligete le pompe bianche, senza insegne famose (no logo), o quelle della grande distribuzione.
  • Scegliete il self-service e non il servito.
  • Verificate la corrispondenza tra i prezzi esposti nei cartelli e quelli effettivamente praticati
  • I distributori in autostrada hanno prezzi mediamente più alti, quindi, prima di partire per un viaggio lungo, fate il pieno.
  • Guardate i benzacartelloni

Autore: Mauro Antonelli