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BONUS VACANZA: TRIONFO DELLA BUROCRAZIA A DANNO DI CONSUMATORI E ALBERGATORI

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Un “bonus vacanza” di 500 euro! Detto così, sembrerebbe davvero che il Governo abbia finalmente compreso l’importanza di aiutare famiglie e albergatori in questo momento di difficoltà. Poi però basta leggere l’art. 176 del Decreto Rilancio (Decreto 34/2020) per tornare alla triste realtà di un Paese bloccato dalle poche risorse e dal “virus” della burocrazia.

E’ sufficiente dare un’occhiata alle richieste di aiuto dei cittadini, alle polemiche sulle difficoltà applicative, alla reazione degli addetti ai lavori, per capire che la misura scontenta tutti.

 

Ma andiamo con ordine. Il primo dato importante è che l’importo del bonus non è per tutti, ma solo per le famiglie con reddito ISEE non superiore a 40 mila euro. Può essere richiesto solo da un componente all’interno di ciascun nucleo familiare e (cosa non sempre spiegata dai media che hanno parlato di bonus) non ha un importo fisso: è modulato in base al numero dei componenti, quindi 500 euro è il massimo disponibile che è riservato alle famiglie composte da 3 o più soggetti. L’importo scende infatti a 300 per quelle di due persone e si dimezza ulteriormente (150 euro) se a richiederlo è un single.

Ulteriore complicazione deriva dall’attivazione del bonus: sarà necessario utilizzare l’identità digitale (SPID) su un portale non ancora varato dal Ministero per i beni culturali e l’ambiente. Si dovrà “spendere” il bonus presso un unico fornitore che dovrà rilasciare fattura elettronica o documento commerciale recante il Codice fiscale del richiedente.

E cosa si può acquistare con questa facilitazione? Il contributo può essere speso dal 1 luglio al 31 dicembre 2020. Per un 20% la somma sarà anticipata dal turista e poi recuperata come detrazione dall’imposta in sede di dichiarazione dei redditi dopo un anno, mentre per l’80% si tratta di uno sconto sul corrispettivo dovuto (sono, dunque, gli albergatori a dover anticipare il costo della vacanza), che poi lo recupereranno sotto forma di credito d’imposta (quindi come compensazione di altri tributi) nel 2021, dopo la presentazione del modello unico nel 2021. La norma parla di ‘intesa del fornitore’, che dovrebbe quindi dare il consenso: insomma le strutture recettive possono accettare la prenotazione con il bonus oppure rifiutarla.

Il punto è proprio questo: gli albergatori contestano il bonus che, per com’è formulato, pesa sugli alberghi costretti di fatto ad anticiparne l’80% del valore, ricevendone in cambio un ennesimo credito di imposta. L’unica possibilità per le strutture, invece di aspettare il rimborso come credito d’imposta, è quella di cedere il credito ai propri fornitori, a privati, agli istituti di credito o intermediari finanziari. Lo scopo della norma, infatti, era proprio quello di rendere il credito liquido attraverso le banche, ma l’iter ad oggi appare piuttosto complesso.

Per accedere al credito, inoltre, è necessario che il pagamento del servizio venga corrisposto “senza l’ausilio, l’intervento o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator”. E questo, oltre a rappresentare un grosso limite dal punto di vista dei consumatori, ormai abituati a usare questi canali, lo è anche per le stesse piattaforme che parlano di discriminazione.

Insomma uno scenario deprimente, sul quale siamo al lavoro per emendare la norma in vista della sua conversione parlamentare. Voi, intanto, cosa ne pensate?