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Vittoria!!! Sulla fatturazione a 28 giorni è stato approvato quell’intervento normativo che l’Unione Nazionale Consumatori stava sollecitando da mesi con la campagna #nofattura28giorni alla quale hanno aderito migliaia di cittadini.

Alla fine abbiamo vinto, hanno vinto tutti quei consumatori che hanno protestato, ribellandosi agli aumenti camuffati: gli operatori della telefonia (Tim, Vodafone, Wind tre e Fastweb) e della pay-tv (Sky Italia) hanno provato persino a cambiare il calendario, aggiungendo una mensilità, non più di 12, ma di 13 mesi per addebitarci un costo aggiuntivo che abbiamo stimato nell’ordine dell’ 8,6 per cento in più ogni anno.

Questo raggiro è stato fermato e forse per la prima volta le lobby escono sconfitte in Parlamento su un tema così economicamente rilevante: si parla di 1 miliardo di euro di illecito guadagno ogni anno.

La storia è nota: da settembre 2016 i principali operatori della telefonia hanno modificato la periodicità nell’invio delle bollette passando da una fatturazione mensile a quella settimanale (in pratica hanno deciso di inviare una bolletta ogni 28 giorni). Poi, grazie all’interessamento della nostra organizzazione, AGCOM è intervenuta già nel mese di marzo 2017 per stabilire che per la telefonia fissa il criterio della fatturazione doveva essere il mese, mentre per la telefonia mobile la cadenza della fatturazione non poteva essere inferiore a 28 giorni.

La delibera dell’Autorità delle Comunicazioni del 24 marzo dava un termine di 90 giorni per adeguarsi alle nuove regole per la telefonia fissa (fatturazione mensile e non a 28 giorni), ma gli operatori telefonici l’hanno disattesa. L’Agcom il 14 settembre 2017 ha, quindi, comunicato di aver avviato “procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche“, ricordando di aver stabilito che per la telefonia fissa l’unità temporale per la cadenza delle fatturazioni doveva avere come base il mese o suoi multipli.

Ma intanto gli operatori continuavano a inviare fatture ogni 28 giorni: ecco perché era importante un intervento del legislatore perché fosse imposto (per legge, appunto) il ritorno alla fatturazione mensile.

Naturalmente le società interessate sono andate all’attacco del Parlamento chiedendo che la fatturazione ogni 4 settimane fosse ammessa (almeno) per le “prepagate”, cioè la maggior parte dei contratti interessati! Questi signori sono arrivati ad affermare che una fattura in più all’anno non sarebbe un danno per i consumatori, ma permetterebbe loro di usufruire di più traffico telefonico. Proprio così: da quanto riportato da note di stampa, le società telefoniche sostenevano che la maggior parte dei clienti ha un contratto che prevede un numero di sms, giga e minuti di chiamate limitati, esauriti i quali si inizia a pagare ogni cosa a consumo. Con la fatturazione classica, il cliente deve spendere i suoi minuti, sms e giga in 30 o 31 giorni e questo implica una maggiore possibilità che esaurisca quanto messo a sua disposizione dall’operatore andando, di conseguenza, a pagare il traffico in più. Con la fatturazione a 28 giorni, invece, il rischio è meno alto. 

Tutto ciò per noi è inaccettabile e per fortuna i parlamentari non hanno abboccato, anche se tra ieri e oggi abbiamo tremato a ogni indiscrezione proveniente dai lavori in Commissione. Ma alla fine abbiamo vinto!

Cosa accadrà adesso? Restano due temi sul tavolo: quello dei rimborsi per quanto pagato illegittimamente dai consumatori in questi mesi; quello delle tariffe che gli operatori stabiliranno d’ora innanzi, tornando alla fatturazione mensile, per cercare di attenuare il “danno” economico di questa normativa.

Due fronti sui quali l’Unione Nazionale Consumatori terrà alta la guardia chiedendo anche all’Autorità Antitrust e all’Agcom di attivare uno specifico monitoraggio. Perché non è ancora finita!