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Delle proprietà nutrizionali e della sicurezza della ricotta si parla spesso in modo impreciso. E’ abbastanza diffusa l’opinione che si tratti di un alimento molto versatile in cucina perché “leggero” e molto sicuro. Si tratta di un alimento “povero” derivato della produzione del formaggio e che fa parte della nostra tradizione alimentare sin dai tempi dei Greci e dei Romani.

“Togliamo il sale dai menù”. L’invito si accompagna a un ombrello che ripara il bimbo che sta mangiando dalla “pioggia” di sale in arrivo dalla saliera. Non c’è dubbio: bisogna ridurre il consumo di sale nei pasti. E ancor più farlo per i bambini. Perchè un consumo eccessivo di sale fa male. Questo l’obiettivo della Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale, in corso fino al 10 marzo, promossa dalla World Action on Salt & Health (WASH), Associazione con partner in 100 Paesi istituita nel 2005 per migliorare la salute delle popolazioni attraverso la graduale riduzione dell’introito di sodio.

È stata approvata alla Camera, con 453 voti e il sostegno di tutte le forze politiche, la mozione bipartisan che prevede un limite all’utilizzo in agricoltura della chimica di sintesi, maggiori controlli, la valorizzazione dell’agricoltura biologica, introduzione delle distanze di sicurezza dalle abitazioni, dalle zone frequentate dalla popolazione e dalle coltivazioni biologiche per evitare la contaminazione da pesticidi.

Arriva l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Oltre a uova, miele, carne di pollo e bovina, e a prodotti sui quali si applica la normativa nazionale (latte e formaggi, derivati del pomodoro, pasta e riso), l’etichettatura di origine del prodotto si applicherà a salumi, carne di coniglio, marmellate e succhi di frutta, fagioli e piselli in scatola, pane, insalate in busta, frutta e verdura essiccata. Questa la stima fatta da Coldiretti sulla base della novità, prevista da un emendamento al Dl semplificazioni in discussione al Senato.

La domanda dei consumatori: è vero che il burro è più grasso dell’olio?

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

Non è affatto vero, anzi è vero il contrario. Il burro contiene in media l’83,5% di grassi contro il 100% di qualunque tipo di olio, dato che nella sua composizione entra anche un 17% circa di acqua contro lo 0% dell’olio.

Il lisozima è un enzima con struttura polipeptidica naturalmente  presente in alcuni escrementi animali (in particolare nelle lacrime umane) e anche nell’albume dell’uovo. E’ una delle poche sostanze di origine animale ad attività antibiotica; la sua azione consiste nell’attaccare la parete dei batteri rendendoli più vulnerabili limitandone la capacità di sviluppo. Per questa sua caratteristica trova applicazione sia in alcuni “integratori” alimentari, sia nella preparazione di alimenti “fermentati” quali il vino, la birra, e alcuni formaggi stagionati come il Provolone, l’Asiago, il Montasio e soprattutto il Grana Padano.

“Benessere animale”, “Fresco di allevamento”, “Genuino”, “100% naturale”. Sempre più prodotti di origine animale riportano indicazioni di questo tipo. Ma ci si può davvero fidare? CIWF e Legambiente si dicono preoccupate del fatto che indicazioni di questo tipo possono trarre in inganno i consumatori.Le due associazioni lanciano una petizione al Ministro delle politiche agricole, Gian Marco Centinaio, e della Salute, Giulia Grillo, per avviare al più presto un processo per la definizione di un’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento che garantisca ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli.