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Con il Regolamento CE n. 353/2008 è stata disciplinata la procedura per la presentazione delle domande relative alle indicazioni “salutistiche” nei prodotti alimentari.  Se ne discuteva da anni, perché la questione è molto spinosa e non è sempre pacifico che qualche alimento faccia bene alla salute o contribuisca ad evitare l’insorgenza di qualche malattia. Il Regolamento CE n. 1124/2006 aveva previsto quindi che le indicazioni salutistiche possono essere utilizzate solo se autorizzate dopo una severa valutazione scientifica. Anche perché le affermazioni scientifiche possono essere smentite dopo qualche anno. Una volta si diceva che gli oli di semi facevano bene alla salute perché contengono gli acidi grassi polinsaturi, poi la scienza nutrizionale ha fatto una frenata o, quanto meno, un rallentamento. Oggi si elogia il licopene contenuto nei pomodori, meglio se in scatola, perché previene il cancro alla prostata, domani forse si farà marcia indietro. Ieri si diceva che la vitamina C previene il raffreddore, oggi si dice che non è vero. Si dice anche che il selenio combatte i tumori, come pure la vitamina A, ma da recenti studi è risultato che troppo selenio e troppa vitamina A fanno male. Il problema dell’etichettatura salutistica è anche questo, ovvero il rischio che il consumatore sia indotto a consumare grandi quantità di un alimento che vanti qualche beneficio per la salute, finendo poi per ammalarsi o per trascurare altri alimenti che sono importanti per il mantenimento della salute. Per tale motivo, la UE c’è andata con i piedi di piombo, stabilendo che alcune indicazioni nutrizionali possono essere messe in etichetta senza autorizzazione, mentre le affermazioni salutistiche devono essere autorizzate dall’Autorità europea sulla sicurezza alimentare (EFSA) e man mano che saranno riconosciute verranno inserite in un registro comunitario per consentirne una immediata conoscenza. Una volta inserite nel registro, tutti i produttori del medesimo prodotto potranno utilizzarle.
Le indicazioni nutrizionali non hanno bisogno invece di autorizzazione se sono quelle inserite in un apposito elenco, di cui se ne riportano alcune.
·        Light: il valore energetico del prodotto è ridotto di almeno il 30%.
·        A basso contenuto calorico: non più di 40 Calorie per 100 grammi o 20 Calorie se si tratta di liquidi.
·        Senza grassi: non più di 0,5 grammi di grassi per 100g o ml. Lo stesso vale per la dizione “senza zuccheri”.
·        Senza zuccheri aggiunti: ovviamente non ci devono essere zuccheri aggiunti e se l’alimento contiene zuccheri naturali deve riportare la dizione “contiene in natura zuccheri”.
·        Fonte di vitamina … o minerale … : il prodotto deve contenere almeno quantità significative di vitamina o minerale, di cui alle norme sull’etichettatura nutrizionale (Direttiva CEE n. 496/1990 e, in Italia, decreto legislativo n. 77/1993); per quantità significativa si intende almeno il 15% della dose giornaliera raccomandata, che è riportata in allegato al decreto legislativo n. 77/1993.
·        Ad alto contenuto di vitamina … o minerale … : almeno il doppio della precedente quantità significativa.
·        Fonte di fibre: almeno 3 grammi di fibre per 100 grammi di prodotto.
·        Ad alto contenuto di fibre: il doppio della precedente.
·        A basso contenuto di grassi saturi: grassi saturi e grassi trans non devono superare 1,5g/100g o ml per i liquidi.
·        Senza grassi saturi: non più di 0,1 grammi di saturi per 100 g o ml.
 
Le indicazioni salutistiche, come si è detto, devono essere invece autorizzate e sono consentite solo se sull’etichettatura o, in mancanza di etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità, sono comprese le seguenti informazioni:
 
a)        una dicitura relativa all’importanza di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano;
b)        la quantità dell’alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico indicato;
c)        se del caso, una dicitura rivolta alle persone che dovrebbero evitare di consumare l’alimento e
d)        un’appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantità eccessive.
 
Non sono consentite però le seguenti indicazioni:
a)     indicazioni che suggeriscono che la salute potrebbe risultare compromessa dal mancato consumo dell’alimento;
b)      indicazioni che fanno riferimento alla percentuale o all’entità della perdita di peso;
c)      indicazioni che fanno riferimento al parere di un singolo medico o altro operatore sanitario, mentre sono consentite, con prudenza, se non vietate dalla legge nazionale, le raccomandazioni di associazioni professionistiche.
 
In base al nuovo Regolamento CE n. 353/2008, l’etichetta salutistica deve inoltre riportare:
a)     i beneficiari dell’indicazione sulla salute progettata;
b)      la quantità di nutriente o altra sostanza, alimento o categoria di alimenti e le modalità con cui deve essere assunto per ottenere i benefici indicati;
c)      un’eventuale dichiarazione rivolta a persone che dovrebbero evitare l’uso del nutriente o altra sostanza o alimento o categoria di alimenti, cui miri l’indicazione sulla salute;
d)     un’avvertenza sul nutriente o altra sostanza, o alimento o categoria di alimenti, che esso sarà probabilmente rischioso per la salute se consumato in misura eccessiva;
e)     ogni altra limitazione dell’uso e istruzioni per la preparazione e/o l’uso.
Le domande di autorizzazione vanno presentate al Ministero della Salute che, dopo una prima valutazione, le trasmetterà all’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Da parte sua, l’Unione Nazionale Consumatori ha fatto una proposta. “Utilizzare un marchio identificativo che aiuti i consumatori a riconoscere gli alimenti salute e a distinguerne i benefici, a condizione che i patti siano chiari e non si facciano sconti su messaggi così importanti come quelli salutistici”. E’ quanto ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’ Unione Nazionale Consumatori, intervenuto alla conferenza dal titolo: “Le nuove regole per i claims nutrizionali e salutistici”, organizzata da Repubblica Affari & Finanza.
“In Giappone gli alimenti riconosciuti come FOSHU - Foods for Specified Health Use, si avvalgono di uno specifico marchio identificativo. Per realizzare lo stesso in Italia sarà essenziale la vigilanza dell’Antitrust su tutti i prodotti alimentari di questo tipo perché è indispensabile – spiega Dona – che vengano assicurate e rispettate precise condizioni, come ad esempio una effettiva vigilanza sulle caratteristiche degli alimenti, sulla correttezza dei claims utilizzati e sulla completezza delle informazioni riguardanti proprietà nutrizionali, salutistiche, posologia, efficacia ed effetti nel tempo, oltre che eventuali controindicazioni, test clinici e studi scientifici a supporto”.