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Nelle vendite online, integra il reato di truffa contrattuale la mancata consegna della merce acquistata e pagata ad un prezzo estremamente conveniente, ma anche l’indicazione di un falso luogo di residenza del venditore. Elemento costituivo del reato è la volontà del venditore di non adempiere all’esecuzione del contratto sin dal momento dell’offerta online. Lo ha ribadito la Cassazione con sentenza n. 45115/19 depositata il 6 novembre.

Il caso. La Corte d’Appello di Firenze confermava la decisione del Tribunale di condanna degli imputati per il delitto di truffa. Gli imputati ricorrono per cassazione lamentando la mancanza della loro responsabilità.

 

Truffa contrattuale. In tema di truffa contrattuale, la Cassazione afferma che integra la fattispecie reato «la mancata consegna della merce acquistata e pagata, nel caso in cui siano indicati in prezzo conveniente di vendita sul web e un falso luogo di residenza del venditore». Tale ultima circostanza, infatti, «rendendo difficile il rintraccio, evidenzia sintomaticamente la presenza del dolo iniziale del reato», che deve ravvisarsi «nella volontà di non adempiere all’esecuzione del contratto sin dal momento dell’offerta online».

Del resto, continua la Corte, «la vendita online è fondata sull’affidamento del compratore nell’offerta del venditore che viene pubblicizzata esclusivamente attraverso un portale internet». Ne deriva che il compratore non può vedere la merce che acquista e si affida integralmente per l’indicazione delle caratteristiche, la qualità del prodotto ed il prezzo di vendita alle informazioni fornite dal venditore. Pertanto, nelle vendite online, la natura dell’artificio o raggiro si manifesta nella messa in vendita di un oggetto ad un prezzo estremamente conveniente in assenza dello stesso e, dunque, nella chiara assenza di reale volontà di procedere alla vendita da parte del soggetto che, incamerato il prezzo, ometta la spedizione, rifiuti la restituzione della somma ed altresì ometta di indicare qualsiasi circostanza giustificativa di tale doloso comportamento.

Nel caso di specie, la Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e conferma quindi la condanna dei ricorrenti che dovranno anche provvedere al pagamento delle spese processuali.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it