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La domanda dei consumatori: le uova fanno male al fegato?

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

È uno dei “falsi miti” alimentari più duri a morire. In realtà si tratta di una affermazione estremamente generica, ed anche ingenerosa verso un alimento importante come l’uovo, il cui valore nutritivo è elevatissimo. Non è vero che le uova facciano male al fegato.

Va anzi detto che, al contrario, le uova contengono molte sostanze che, oltre ad essere utili per un corretto funzionamento del fegato stesso, sono anche dotate di azioni protettive nei riguardi delle cellule che compongono il tessuto epatico: ad esempio fosfolipidi (sostanze grasse contenenti fosforo, costituenti essenziali di tutte le membrane biologiche), colina (una sostanza organica essenziale, che viene sintetizzata nel fegato ed è coinvolta in molte reazioni metaboliche) e metionina (un aminoacido essenziale contenente zolfo).

In particolare, una carenza di quest’ultima facilita la degenerazione grassa del fegato, prima tappa verso una possibile cirrosi. Insomma, consumare uova, nelle dosi e con la frequenza che le Linee Guida suggeriscono (ossia un uovo da due a quattro volte a settimana) è possibile senza nessuna riserva, ed anzi può essere addirittura vantaggioso anche per chi soffra di malattie del fegato. Le uniche cautele ed eccezioni riguardano le persone portatrici di calcoli della colecisti o di infiammazioni acute o croniche delle vie biliari. Le uova infatti, come qualunque altro alimento contenente quantità non trascurabili di grasso, possono stimolare le contrazioni della cistifellea e provocare dolorose coliche.