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LE ABITUDINI ALIMENTARI DEGLI ITALIANI E-mail
Giovedì 20 Maggio 2010 05:34
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"Nelle loro scelte alimentari gli italiani sono soggettivi e politeisti. Ancora oggi, per l'italiano medio mangiare significa soddisfare il palato e non stare alle regole. Sono anche dei consumatori frustrati che vorrebbero seguire una dieta sana ma non ci riescono perché si arrendono alle proprie debolezze psicologiche". Questa la fotografia degli italiani a tavola secondo le parole di Giuseppe De Rita, presidente del Censis, nel presentare il Primo Rapporto sulle abitudini alimentari redatto dal centro di ricerca insieme a Coldiretti.

"Il Censis - ha proseguito De Rita - non si era mai imbattuto nella dimensione soggettiva nel mondo del cibo, pensando non esistesse. Invece è una dimensione presente e molto forte. Ne è una testimonianza il dato che emerge dal rapporto secondo il quale tra coloro che scelgono la qualità (comprano prodotti Dop o Igp) o il biologico un 70% acquista anche surgelati e un 60% lo scatolame". Si tratta quindi di un politeismo fatto di combinazioni soggettie, di luoghi di acquisto dei prodotti e diete alimentari. Nel rapporto ci sono dei veri e propri casi eclatanti di questo politeismo, oltre quello citato da De Rita: si recano nei fast food il 27% di acquirenti abituali di prodotti del commercio equo e solidale e il 26,7% di frutta e verdura bio.

"Il politeismo alimentare - ha sottolineato Sergio Marini, presidente di Coldiretti - è il prezzo che paghiamo agli effetti della globalizzazione. Emergono però tre linee di tendenza chiare come la ricerca della combinazione ottimale tra qualità , sicurezza e prezzo, la percezione della responsabilità sociale e ambientale che ha ogni atto di acquisto e il rapporto tra il cibo e il territorio con il riconoscimento del valore che ha l'identità territoriale delle produzioni".

L'altra caratterista saliente dell'italiano a tavola è una gran voglia di salutismo, che in pochi riescono a soddisfare. Il 37% degli intervistati ha infatti dichiarato: "vorrei mangiare più sano ma non ci riesco". Percentuale che sale al 43% nel caso delle casalinghe. Un altro 27% preferisce mangiare semplicemente solo "ciò che più gli piace", mentre solo un 33% ha affermato di seguire una dieta sana.

"La notizia positiva - ha commentato il nutrizionista Giorgio Calabrese - è che, se è vero che oggi si consumano più calorie rispetto al passato, ma si tratta di calorie di migliore qualità. Il problema riguarda soprattutto i più giovani e gli anziani, in particolare sul fronte della scarsa attività fisica. Senza attività fisica mangiare bene serve a poco. E' inoltre importante mangiare italiano, perché il microclima del nostro paese conferisce ai prodotti alimentari qualità migliori. Realtà come il km0 e la filiera corta sono importanti per il nostro stile di vita".

Se il salutismo non sta poi così a cuore agli italiani, diverso è il caso dell'origine del territorio dei prodotti. Le realtà del km0 e della filiera corta decantate da Calabrese stanno avendo un grande successo in Italia. "Nel 2009 - ha aggiunto De Rita - il 67% dei cittadini ha dichiarato di aver acquistato almeno una volta direttamente in azienda o nei farmers market. Merito anche della cultura italiana del "piccolo paese" e del rapporto stretto con il territorio". Ma anche - come fa notare Coldiretti - della possibilità di conciliare risparmio e prodotti sicuri e freschi.

Politeismo, soggettività, desiderio di salutismo e filiera corta. Questi in sintesi i caratteri principali delle abitudini alimentari che emergono dal rapporto e dietro i quali c'è l'informazione. Secondo la ricerca quasi il 62% degli intervistati si è dichiarato molto informato sui valori nutrizionali, le calorie e i grassi riguardanti i vari alimenti. Non a caso il 34% ritiene che la propria alimentazione dipenda in via prioritaria da caratteristiche e scelte soggettive, il 30,4% dalla tradizione familiare e poco meno del 19% dal prezzo.

Per quanto riguarda le principali fonti di informazione oltre alla televisione, è il web (51%) la fonte primaria per coloro che le cercano. Seguono i quotidiani, settimanali e periodici (34%), i familiari e gli amici (25,5%) e i negozianti e il personale nei punti vendita. (25,6%).

 
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