Quasi tutti ormai fanno attenzione alla data di scadenza sui prodotti alimentari, ma capita spesso di comprare al supermercato porzioni confezionate, come pezzi di formaggio, di salame, di carne, eccetera, dove non c’è alcuna data di scadenza. Stranamente, invece, sulle analoghe porzioni confezionate vendute con il marchio dell’azienda produttrice, la data di scadenza c’è. E’ una delle bizzarrie della legge sull’etichettatura alimentare, che è fonte di domande e discussioni dei consumatori e che ha previsto due tipi di prodotti alimentari, il “preincartato” e il “preimballato”.
Quest’ultimo è confezionato dalla stessa ditta produttrice, è venduto come tale e deve riportare la data di scadenza, mentre la data di confezionamento è facoltativa. Il supermercato, invece, può rifornirsi di prodotti interi (per esempio, un salame), poi frazionarli, confezionare le porzioni e venderle al consumatore. In questo caso si chiamano prodotti “preincartati” e, sempre per legge, non devono riportare la data di scadenza, ma solo la denominazione di vendita e l’elenco degli ingredienti (se necessario), mentre la data di confezionamento è ugualmente facoltativa. Soltanto le paste fresche con o senza ripieno, anche se confezionate dal supermercato, devono riportare la data di scadenza. La norma vale anche per i negozi e ha una sua motivazione nel fatto che non si può affidare a un negoziante o ad un qualsiasi addetto del supermercato l’indicazione di una data di scadenza, che è cosa delicata per la salute. Ma è chiaro che il sistema non va bene, sia perché la data di scadenza non c’è, sia perché un negozio o un supermercato potrebbero tenere per mesi o anni un prodotto deperibile in magazzino e poi porzionarlo e venderlo al consumatore, ovviamente sotto la loro responsabilità. Riassumendo, se si vede una confezione con la scadenza, significa che viene direttamente dal produttore, se invece non c’è, è del supermercato o negozio.

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