Non è contrario alle norme comunitarie dichiarare su un prodotto alimentare un contenuto di vitamina C inferiore a quello effettivo se è riferito alla data di scadenza del prodotto. Lo ha deciso la Corte di giustizia europea chiamata a pronunciarsi su un procedimento contro una ditta austriaca che commercializzava un succo d’ananas dichiarando nell’etichetta nutrizionale un contenuto di acido ascorbico di 300 milligrammi per litro, mentre dalle analisi delle autorità sanitarie era emerso un contenuto effettivo di 430 milligrammi.
Nel procedimento che ne è seguito la ditta si è difesa affermando che il contenuto dichiarato in etichetta si riferiva a quello riscontrato nel prodotto con analisi interne alla data di scadenza. A questo punto il processo è stato interrotto e la questione è stata sottoposta alla Corte di giustizia europea per sapere se la Direttiva 90/496/CEE sull’etichettatura nutrizionale prevede la possibilità di dichiarare un contenuto di vitamina C (l’acido ascorbico) riferito alla data di scadenza del prodotto, essendo noto che tale vitamina (e anche altre) si degrada nel tempo. Nella sentenza (Causa C-40/02) la suprema Corte europea ha osservato che la Direttiva comunitaria sull’etichettatura nutrizionale non osta all’indicazione di un contenuto vitaminico inferiore riferito alla data di scadenza del prodotto, per il semplice motivo che non disciplina questo aspetto dell’etichettatura, rimesso in sostanza alle legislazioni nazionali. Ciascuno Stato membro, pertanto, può stabilire uno scostamento massimo tra il valore indicato e quello effettivo riscontrato alle analisi.
In Italia, nota l’Unione Nazionale Consumatori, sono già previste tolleranze per i nutrienti nei prodotti dietetici e per l’infanzia, negli integratori alimentari e negli alimenti arricchiti. In sostanza, le quantità di proteine, grassi, carboidrati, minerali, vitamine e altri nutrienti dichiarate nelle informazioni nutrizionali in etichetta possono non corrispondere, entro certi limiti di tolleranza, al contenuto effettivo riscontrato nelle analisi dagli organi di vigilanza. Nello stabilire questi limiti di tolleranza, “si è tenuto conto di vari elementi, quali in particolare lo sviluppo delle tecniche analitiche e la variabilità quali-quantitativa derivante dalle materie prime e dai processi tecnologici di produzione”. Per esempio, i prodotti che vantano la presenza di vitamina C possono contenere fino al 20 per cento in meno del dichiarato e fino al 100 per cento in più. Ecco qualche esempio delle tolleranze.
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Nutrienti
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Tolleranze sul dichiarato
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Amminoacidi
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± 20%
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Grassi (sup. al 2,5%)
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± 15%
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Minerali
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± 25%
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Vitamina E
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+ 50%/- 20%
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Vitamina C
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+ 100%/- 20%
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Carotene
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+ 30%/- 20%
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Carnitina
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± 15%
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Fibra
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± 25%
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Flavonidi o antociani
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± 30%
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Glutatione
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± 20%
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