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PERCHE' IL VINO ITALIANO E' MIGLIORE ? E-mail
Lunedì 25 Marzo 2013 06:07
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 Circa il 60% della produzione italiana di vino è rosso o rosato e il restante 40% è vino bianco. Basta guardare gli scaffali dei supermercati, nonostante in 15 anni l’Italia abbia spiantato 180.000 ettari di vigneti, poco meno di quanti ne abbiano oggi Piemonte e Sicilia insieme; ma ciò è avvenuto con un notevole beneficio della qualità, tanto è vero che c’è stato un sensibile aumento delle esportazioni, specialmente in Paesi ricchi come USA e Canada. Il vino italiano vince sempre più concorsi internazionali ed ormai è considerato il migliore del mondo. Perché?

Intanto, va detto che le varietà di uve con le quali si fanno i vini italiani sono incomparabilmente più numerose rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo. Ce ne sono circa 700 fra coltivate e spontanee e il consumatore ha una possibilità di scelta talmente ampia per caratteristiche e provenienza di vini che non ha senso, se non per temporanea curiosità, spendere soldi per i vini esteri. Già è difficile orientarsi tra quelli nazionali ed è stato calcolato che, se un consumatore volesse comprare una diversa bottiglia di vino italiano al giorno, impiegherebbe 160 anni per collezionare tutte le diverse etichette in commercio. Non per niente, nella remota antichità, l’Italia era chiamata Enotria.

La grande varietà di uve si prolunga e si amplifica nella grande varietà di territorio, per cui la medesima vite piantata in un altro posto, anche vicino, dà un vino diverso. Basti pensare all’uva Nebbiolo, dalla quale deriva il Barolo e che, a pochi chilometri di distanza, dà un altro vino, il Barbaresco. Ma non c’è solo questo.

Da molti anni ci si chiedeva perché tra i francesi, notoriamente grandi consumatori di carni rosse, formaggi grassi e altri cibi grassi, l’incidenza delle malattie cardiovascolari fosse meno elevata che in altri Paesi ove il consumo di grassi saturi era più ridotto. Fu chiamato il “paradosso francese”, ma poi fu spiegato da successivi studi e ricerche, ormai concordi nel ritenere che il vino, in particolare quello rosso, svolge un’azione protettiva delle arterie e i francesi sono anche buoni consumatori di vino.
Analogamente, in Italia si può parlare del “paradosso marchigiano”, poiché nelle Marche si riproduce la quasi identica situazione e i maschi della regione, che guida la classifica dei consumi di vino, risultano i più longevi d’Italia.

Questa azione protettiva del vino è dovuta, in particolare, a una sostanza chiamata “resveratrolo” che viene usata anche in medicina e che è presente soprattutto nella buccia dell’uva, più in quella rossa che in quella bianca: quando si pigia l’uva, la sostanza passa nel mosto e poi rimane nel vino. Qualche anno fa, l’Istituto di viticoltura dell’Università di Piacenza analizzò 80 vini italiani provenienti da varie zone viticole accertando che in quelli rossi il contenuto di resveratrolo varia da 2,20 a 9,45 milligrammi per litro, una quantità che può proteggere le arterie.

Il resveratrolo, infatti, agisce sul cosiddetto colesterolo “cattivo” (LDL) riducendone la quantità nel sangue e, quindi, il pericolo di infarti dovuti alla formazione di grumi che bloccano la circolazione del sangue. Contemporaneamente, agisce favorevolmente sul colesterolo “buono” (HDL) che impedisce a quello cattivo di svolgere la sua azione, nel senso che lo rimuove dal sangue e non gli permette di depositarsi. Il tasso di resveratrolo, come si è detto, è variabile, ma i vini rossi di collina e di montagna ne contengono molto di più e in Italia ci sono tanti rossi di collina e di montagna rispetto a tutti gli altri Paesi europei ed extraeuropei, per cui il consumatore ha possibilità di scelta incomparabilmente più alta. Ecco un altro buon motivo per comprare il vino italiano. Ci sono altre ricerche, però, che negano il beneficio del resveratrolo nel vino, perché è molto poco.



 
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