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simona lorenzetti

«Per la prima volta al mondo è stata emessa una sentenza di primo grado che riconosce il legame causale fra un tumore al cervello e l’uso del telefono cellulare». Ad annunciare lo storico verdetto sono gli avvocati dello studio legale Ambrosio e Commodo. 

Il Tribunale di Ivrea ha condannato l’Inail a corrispondere al lavoratore, un 57enne dipendente di Telecom Italia che utilizzava il telefono dalle 3 alle 4 ore al giorno, la rendita vitalizia da malattia professionale.  

La decisione del giudice Luca Fadda tiene conto di una consulenza tecnica per la quale è l’uso del cellulare ad aver causato il neurinoma dell’acustico, un tumore benigno ma invalidante. «E’ la prima volta che la giustizia italiana riconosce la piena plausibilità dell’effetto oncogeno delle onde elettromagnetiche dei cellulari», spiegano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone.  

L’effetto era già stato riconosciuto nel 2011 dalla Iarc e in precedenza si erano pronunciate la Corte d’Appello di Brescia e la Cassazione. «Il fatto che i tribunali italiani riconoscano la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari – sottolinea l’avvocato Bertone – è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. E’ importante che tutti gli italiani siano al corrente dei rischi che corrono utilizzando i cellulari. E’ importante che i bambini e le donne in gravidanza non usino il cellulare. Senza dimenticare l’esposizione passiva, con lo stesso meccanismo del fumo passivo». Per questo motivo è stato creato un sito neurinomi.info in cui sono raccolte tutte le informazioni utili per chi usa abitualmente e in maniera intensa il cellulare. «Per quindici anni ho lavorato quattro ore al giorno con il telefono cellulare – racconta Roberto Romeo –. Non voglio demonizzare il cellulare, ma voglio che ne venga fatto uso consapevole. Le persone devono essere informate dei rischi».