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Inquinamento, pollini e cambiamento climatico possono “mettere il turbo” alle allergie. Alcuni inquinanti aumentano il potenziale allergico dei pollini. E i cambiamenti climatici possono aumentare molto rapidamente il rilascio degli allergeni, dando vita a vere emergenze sanitarie e a casi improvvisi di grave asma diffusi fra centinaia e centinaia di persone, noti come “asma da tempesta”. A evidenziarlo è l’Istituto superiore di sanità. E i casi già si conoscono. Lo scorso novembre in Australia, a Melbourne, in due giorni si sono presentati in pronto soccorso circa 8500 persone con gravi sintomi di asma allergica: un’emergenza sanitaria senza precedenti.

La notizia è stata data con molta evidenzia dal giornale The Guardian, che ha intervistato fra l’altro il professor Gennaro D’Amato, il maggior esperto e studioso a livello mondiale di questo fenomeno. D’Amato, insieme a Claudia Afferni, è autore dello studio dell’ISS pubblicato di recente su Annals of Allergy, Asthma & Immunology che accende i riflettori sul legame fra inquinamento, cambiamenti climatici e allergie. Al Guardian ha raccontato che quello che è successo in Australia non è stato un evento unico. Un’epidemia di asma si era verificata a Londra nel giugno del 1994 e ha coinciso con un forte temporale: nel giro di sole 30 ore, 640 pazienti con asma o altre malattie delle vie respiratorie hanno affollato gli ospedali di Londra, dieci volte il numero usuale, e per 283 pazienti la tempesta aveva innescato il loro primo attacco d’asma. Ci sono, ha spiegato, una serie di caratteristiche comuni alle epidemie di asma, fra le quali il fatto che sono strettamente legate all’insorgenza di temporali, limitati a un periodo compreso fra la fine della primavera e l’estate quando ci sono forti livelli di polline nell’aria, ed esordiscono in prossimità dell’arrivo del temporale e con un forte aumento di concentrazione di polline.

Ora l’Iss ha pubblicato uno studio nel quale ha elaborato il concetto di potenziale allergico dei pollini (PAP), un punteggio che tiene conto dei diversi parametri immunologici influenzati dalla presenza del polline nell’ambito di test in vivo (nel topo) o in vitro. L’Iss ha scoperto che alcuni inquinanti in atmosfera, insieme ai cambiamenti climatici, possono indurre nei pollini un aumento del loro potenziale allergenico, costituendo un rischio per la salute respiratoria.

“Lo studio – afferma Claudia Afferni, ricercatore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immuno-mediate dell’ISS e autrice dello studio insieme con il Prof. Gennaro D’Amato – raccoglie per la prima volta dati che evidenziano gli effetti di alcuni inquinanti atmosferici, quali ozono, ossido nitrico, anidride carbonica e materiali particolati derivati da traffico veicolare, e alcuni stress climatici come disidratazione o repentine variazioni di temperatura e pressione atmosferica su pollini di piante allergeniche. L’analisi di questi dati rivela che molti inquinanti sono in grado di indurre nei pollini un aumento nella espressione di proteine allergeniche o di sostanze dotate di attività immunomodulatoria”. Utilizzando il “potenziale allergico dei pollini” come un nuovo indicatore ambientale di rischio per la salute respiratoria si potrebbero individuare nuove soglie di inquinanti, rilevanti per la popolazione pediatrica predisposta geneticamente (bambini atopici). Particolarmente rilevante è poi il dato che i cambiamenti climatici possono aumentare molto rapidamente il rilascio di allergeni pollinici provocando casi improvvisi di asma allergico severo, la cosiddetta “asma da tempesta”.

Nell’intervista al Guardian sull’emergenza sanitaria di novembre il prof. D’Amato spiegava che
l’asma da tempesta sembra provocata dalla liberazione massiccia nell’aria di particelle submicroniche provviste di allergeni derivanti dai pollini. Le correnti ascensionali delle tempeste portano i pollini alla base delle nuvole, dove il grado elevato di umidità determina la rottura del granulo e la fuoriuscita delle particelle submicroniche, che poi vengono velocemente trascinate al livello del suolo dalle correnti discensionali delle tempeste. Queste particelle penetrano più profondamente nei polmoni rispetto al polline intero e pertanto sono in grado di provocare più facilmente attacchi di asma nei soggetti allergici.

L’ Accademia Europea per le allergie e l’immunologia clinica (EAACI), stima che attualmente in Europa 30 milioni di individui tra bambini e giovani adulti di età inferiore ai 40 anni sono affetti da asma, con una prevalenza nei diversi paesi europei tra 1% e 18% circa della popolazione generale. Ma la stessa Accademia sostiene che fra meno di 15 anni più del 50% della intera popolazione europea soffrirà di qualche tipo di allergia.