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Si chiamano “dimissioni forzate”, è uno dei problemi che i cittadini si trovano spesso ad affrontare, si qualificano così le dimissioni dall’ospedale ritenute dal malato premature e/o improprie.

Questo può avvenire, ad esempio quando gli operatori sanitari stanno per procedere alle dimissioni di un soggetto, le cui condizioni di salute non sono tali da consentire l’uscita dalla struttura ospedaliera.

Può anche accadere che la necessità dell’ospedale di rendere disponibili i letti per nuovi ricoveri induca i medici curanti a rimandare a casa pazienti ricoverati e a loro giudizio guariti, ma che in realtà necessitano di ulteriori giorni di degenza.
La recente sentenza della Corte di Cassazione n° 8254/11 ammonisce i medici stabilendo che possono essere chiamati a rispondere per omicidio colposo se dimettono troppo sbrigativamente dall’ospedale pazienti che poi subiscono eventi letali o conseguenze dannose per la salute. Il dovere è quello di «anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza».
Le parole dei supremi giudici sono chiarissime: se le linee guida in uso negli ospedali «dovessero rispondere solo a logiche mercantili», il rispetto delle stesse «a scapito dell’ammalato, non potrebbe costituire per il medico una sorta di salva condotto, capace di metterlo al riparo da qualsiasi responsabilità, penale e civile, o anche solo morale».
Per tale motivo, il “Centro difesa del Malato” dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, tramite il proprio presidente regionale Avv. Saverio Cuoco, invita i Direttori Sanitari dei Presidi Ospedalieri della Calabria ad  avviare una indagine conoscitiva mirata a verificare se presso le varie divisioni ospedaliere, siano state poste in essere tutte le procedure per non incorrere nel fenomeno delle cosiddette “dimissioni forzate” con possibilità di rischi per la salute dei pazienti.
Si ricorda inoltre che i livelli essenziali di assistenza (cosiddetti LEA) contenuti nella Legge n° 289/2002, prevedono che fra le prestazioni di assistenza sanitarie garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, sono compresi gli interventi di riabilitazione e di lungodegenza, nonché quelli relativi alle attività sanitarie e socio-sanitarie rivolte alle persone anziane non autosufficienti. 
In altri termini l’Ospedale è tenuto a prendersi cura dei propri pazienti fino a quando l’urgenza non è rientrata, ossia fino a quando non esistono più rischi tali da comprometterne la salute, ed il medico deve assumere la decisione migliore per la salute del paziente e sta dunque a lui verificare nel caso specifico se la prassi delle cosiddette "linee-guida", per quanto legittimamente ispirate a criteri di economicità di gestione, non risulti in contrasto con le esigenze di tutela del malato
L’ospedale è tenuto a prendersi cura dei propri pazienti fino a quando l’urgenza non è rientrata, ossia fino a quando non esistono più rischi tali da comprometterne la salute.
Attenzione perché la stessa circostanza può verificarsi presso i pronto soccorso degli ospedali, in cui il paziente non è tenuto assolutamente a sottoscrivere il modulo di accettazione delle dimissioni che gli viene sottoposto dal medico di guardia, qualora li ritenga affrettate o improprie rispetto alla patologia riscontrata, infatti qualsiasi sottoscrizione equivale ad un assenso incondizionato dell’operato del sanitario. 
Il Centro Difesa del Malato nell’intento di assicurare ai cittadini la consapevolezza dei propri diritti, (obiettivo principale del Centro),  elenca alcuni consigli da seguire nei casi in cui il paziente reputa le dimissioni improprie ed affrettate:

1   Prendere contatto con il primario del reparto e con i medici che lo hanno avuto in cura, approfondendo le ragioni delle dimissioni ritenute premature

Non firmare e non fare firmare dai parenti alcun foglio di dimissioni: equivarrebbe a un assenso che renderebbe più difficile una contestazione futura


Provare a fare intervenire il medico di base perché accerti la necessità di cure ospedaliere, di terapie o di interventi ancora da effettuare in ospedale, ricordiamo che in base al nuovo accordo collettivo nazionale dei medici di medicina generale, fra i compiti del medico di famiglia rientra anche quello di accedere ai luoghi di ricovero dei propri assistiti ed eventualmente partecipare alle decisioni che li riguardano

Sollecitare la direzione sanitaria a contattare altre strutture idonee al ricovero per il proseguimento della propria cura.

L’Unione Nazionale Consumatori Calabria, mette a disposizione sul proprio sito internet un fac-simile di lettera raccomandata a/r, da inviare alla Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera, per opporsi alle dimissioni e richiedere la prosecuzione delle cure.