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A rimetterci è ancora una volta il consumatore, sono gli effetti, purtroppo, del taglio del budget della spesa sanitaria da parte della Regione, che, di fatto, impedisce ai laboratori di analisi cliniche di poter lavorare, riversando in gran parte sulle strutture pubbliche, e dunque sugli ospedali, tutti i pazienti, che prima invece si recavano presso le strutture convenzionate.
Tutto ciò aumenta a dismisura la quantità di gente che si reca in ospedale, che attraverso il proprio personale non riesce a gestire adeguatamente il notevole afflusso di pazienti riversatisi e diventa così impossibile anche fare una semplice analisi del sangue, o addirittura vidimare una ricetta
Abbiamo provato, afferma il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria avv. Saverio Cuoco, direttamente presso gli ospedali Riuniti a raccogliere diverse testimonianze tra le persone in fila a dir poco infuriati.
C’è chi era la terza per volta in fila, perché se ne era andato scoraggiato altre due volte, nonostante fosse in coda già dalle prime ore del mattino; c’è chi sfiduciato è costretto ad andarsene perché il servizio non è in grado di erogare, ogni giorno, tutte le prestazioni richieste, soprattutto per mancanza di personale; c’è chi affetto da patologie varie è costretto ad incaricare parenti o amici vari a mettersi in fila pere corrispondere il relativo ticket, c’è chi inoltre a causa delle patologie di cui è affetto ha necessità di ripetere più volte le analisi con evidenti disagi che si rinnovano continuamente.
Tutto ciò lede gravemente il diritto alla salute che si configura come un diritto primario dell’uomo, garantito a livello costituzionale ex art. 32 Cost., il quale, stabilendo che la Repubblica provvede a tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività dei cittadini, ne assicura la protezione in via assoluta ed incondizionata, come intrinseco modo d’essere della persona umana, rientrando nell’ambito dei diritti incomprimibili da parte della pubblica Amministrazione, ancorché agisca per motivi di interesse pubblico.
Nel frattempo da circa tre settimane i laboratori di analisi, tranne alcuni che non hanno ancora superato il budget sono praticamente vuoti e costretti a far pagare le prestazioni scaricando tutto sui pazienti, (c’è chi cerca di informarsi preventivamente sui costi delle prestazioni erogate) non viene garantita nemmeno l’erogazione di prestazioni di laboratorio analisi agli esenti da ticket, per la maggior parte pensionati e cittadini con gravi patologie e così mentre medici e dottori della sanità privata sono inoperosi, quella pubblica è al collasso.
Tutto ciò dimostra quanto la sanità sia ormai al collasso, male amministrata e non si preoccupi minimamente di fornire ai cittadini quei livelli essenziali di assistenza (Lea) di cui tanto si parla e la sospensione delle prestazioni in regime di convenzione presso i laboratori privati convenzionati costringerà gli utenti, non in grado di sostenere i costi delle analisi, ad interminabili file presso gli ospedali, ma fatto ancora più importante è che le strutture ospedaliere spendono circa il 20% in più rispetto a quelle private per erogare migliaia di prestazioni, con la conseguenza che il totale dei costi andrà a ricadere sul bilancio statale incidendo più pesantemente dei budget previsti per le strutture private.
In questo continuo rimpallo di responsabilità tra Azienda Sanitaria Provinciale, singole strutture socio-assistenziali e assessorato regionale alla Salute, chi ne fa le spese oltre ai pazienti sono i lavoratori delle strutture private convenzionate sui quali si prospetta lo spettro del licenziamento, centinaia   di lavoratori che svolgono con grande professionalità e dedizione il proprio lavoro quotidiano   ed improvvisamente sono costretti a misurarsi con le enormi difficoltà causate dal non poter assicurare un reddito mensile alle proprie famiglie (tantissimi i nuclei familiari monoreddito) che lottano con le difficoltà quotidiane nell’affrontare le normali spese di vitto, affitto di casa, le rate di mutuo, le bollette di luce, gas, telefono, etc., per non parlare di eventuali spese impreviste che non possono essere sopportate.
Intanto il personale  dell’Istituto Clinico De Blasi – CED – Poliambulatorio Medico di Reggio Calabria ha chiesto alle Istituzioni ( Regione, Provincia, Comune, Prefettura,ecc.) un incontro urgentissimo al fine di affrontare la gravissima situazione occupazionale venutasi a creare a seguito della crisi sanitaria regionale che sta mettendo a rischio 100 posti di lavoro, la sopravvivenza della stessa struttura sanitaria e conseguentemente anche la continuità e la qualità dei livelli di assistenza ai pazienti in una branca molto delicata dell’assistenza agli anziani, ai disabili e alle persone deboli in generale.