Nei messaggi pubblicitari si continua a sollecitare il consumatore con immagini di quantità esagerate di pasta dentifricia sugli spazzolini ovvero con un’esortazione indiretta all’eccessivo consumo di dentifricio che, fra l’altro, va esclusivamente a vantaggio dei produttori. Il “filo” di dentifricio non deve essere più lungo di mezzo centimetro per due buoni motivi: il dentifricio in più sarebbe inutile per una scorretta pulizia dei denti, che è dovuta principalmente all’azione meccanica dello spazzolino; inoltre, la pasta dentifricia è composta anche da sostanze abrasive che servono a pulire meglio i denti e ad asportare i residui di cibo, ma possono intaccare lo smalto favorendo l’insorgenza della carie, anziché prevenirla
Esaminate al microscopio, queste sostanze abrasive risultano diverse da dentifricio a dentifricio per composizione, concentrazione, forma e dimensioni: in alcuni dentifrici sono relativamente più grandi e in forma di cristalli spigolosi e taglienti, mentre in altri i cristalli sono più piccoli e arrotondati, quindi assai meno nocivi per lo smalto. Ma nelle etichette, molto prodighe di certificazioni mediche sulla bontà del dentifricio, non c’è alcun cenno sul potere abrasivo della pasta, che potrebbe essere indicato secondo una scala sperimentale, come si usa per gli “indici di protezione” degli antisolari. Per lo stesso motivo, non è opportuno usare spazzolini con setole troppo dure, che ugualmente possono provocare abrasioni allo smalto dei denti.

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