E' davvero inconcepibile dover pagare per fare valere i propri diritti, è quello che accade "normalmente" dinanzi alle Commissioni Tributarie.
Ogni cittadino che vuole impugnare un provvedimento amministrativo (cartelle esattoriali, avvisi di accertamento, imposizioni tributarie, ecc.) deve fare ricorso alle Commissioni Tributarie, pagando le relative marche da bollo nonchè gli onorari agli avvocati che lo assistono nel contenzioso.
In caso di vittoria nella vertenza giudiziaria, quasi costantemente i Giudici delle Commissioni Tributarie compensano le spese del giudizio, non condannando mai l'Amministrazione soccombente al pagamento delle stesse, per cui un cittadino Italiano, per vedere riconosciuto un prorio diritto deve essere costretto a pagare.
E' un'assurdità unica nel genere, basti considerare che se un cittadino si vede notificare una ingiunzione di pagamento per un tributo che ha già corrisposto, e l'amministrazione nonostante ciò non intende annullare il provvedimento emesso, sarà costretto a rivolgersi alle commissioni tributarie, sobbarcandosi gli oneri del giuduizio, senza ottenere alla fine nemmeno il rimborso delle spese sostenute.
Eppure l'art. 15, comma 1, D. Lgs. n. 546/92, dopo aver sancito il principio della soccombenza, prosegue disponendo che la commissione tributaria può dichiarare compensate in tutto o in parte le spese, a norma dell'art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile.
Il secondo comma dell'art. 92 c.p.c. stabilisce che se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi il giudice può compensare, parzialmente o per l'intero, le spese tra le parti.
Il principio della soccombenza delle spese, dunque, non è assoluto, essendo prevista la possibilità di compensare, in tutto o in parte, le spese nel caso di soccombenza reciproca e nel caso in cui concorrano altri giusti motivi; non si deve, però, dimenticare che tale dichiarazione da parte del giudice deve intendersi come eccezionale, rappresentando, appunto, una eccezione alla regola della soccombenza ed una mera applicazione del principio del regolamento delle spese in base all'esito finale del giudizio.
Eppure da eccezionale come dovrebbe essere il provvedimento di compensazione delle spese, è diventato una costante per i giudici tributari, che ai cittadini che chiedono giustizia aggiungono al danno la beffa, premiando l'operato il più delle volte "superficiale" delle amministrazioni nell'accertamento dei tributi da versare.
L'Unione Nazionale Consumatori Calabria intende denunciare tale assurdità che viola i più elementari principi di tutela dei cittadini, intraprendendo tutte la azioni conseguenti per richiamare l'attenzione delle Istituzioni competenti su tale palese assurdità.