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Nel pieno della transizione legata alla riforma del Terzo settore, la rete dei Centri di servizio per il volontariato ha ampliato la sua presenza sul territorio portando a quasi 400 i punti di servizio attivi fra sportelli e sedi centrali. E aumentando, nonostante il calo delle risorse, la quantità e la qualità dei servizi erogati. È quanto emerge dall’ultimo Report di CSVnet, l’indagine che raccoglie tutti i numeri sulle attività dei CSV.  Il Report si riferisce al 2016, anno in cui il Parlamento approvava la legge delega sulla riforma del Terzo settore (n. 106 del 6 giugno 2016).La legge sancisce il ruolo decisivo dei CSV per il volontariato di tutto il Terzo settore. Mentre nel 2017 il Codice del terzo settore avrebbe dettato le regole per il funzionamento dei Centri, garantendo la loro stabilità economica triennale e indicando i criteri per la riorganizzazione territoriale.

Si tratta di un processo, anche culturale”, spiegano nell’introduzione Stefano Tabò e Silvio Magliano, rispettivamente presidente e vicepresidente di CSVnet, “che i dati del Report non possono descrivere appieno ma che danno un’idea chiara di ciò che rappresenta il sistema: il volume di attività, la struttura organizzativa ma soprattutto il grado di penetrazione all’interno del Terzo settore”.

Tra i dati più significativi, l’avvicinamento a 400 (389) del numero complessivo di sportelli e sedi centrali: 42mila metri quadrati (+4mila) di spazi – di cui il 38% è ad uso esclusivo delle Organizzazioni di volontariato (Odv) – che “lanciano un messaggio chiaro: anche se la riforma imporrà una riduzione del numero dei CSV, essi faranno di tutto perché questo non abbia conseguenze pratiche sui servizi e la disponibilità territoriale”, sottolineano Tabò e Magliano.

A confermarlo anche il numero complessivo dei servizi erogati, che supera la cifra di 226 mila segnando un aumento dell’8%. I beneficiari dei servizi sono più di 42.600 e appartengono all’ampia categoria del non profit, soprattutto Odv (71%). I singoli cittadini “serviti” invece sono 41mila a cui si aggiungono circa 2mila gruppi informali.

Significativo è anche l’indice di penetrazione dei CSV nel volontariato: è stato raggiunto in media il 62% delle Odv (iscritte e non iscritte nei Registri regionali) sul territorio di competenza, presenti nelle banche dati e quindi note ai CSV: 30.517 su 49.130. In pratica 2 associazioni su 3 hanno ricevuto almeno un servizio nel corso dell’anno. Scorrendo i numeri dei servizi erogati spiccano le consulenze, di vario tipo ma che riguardano soprattutto l’ambito giuridico-legale (24% del totale) e fiscale-contabile (23%). Aumentano anche i servizi di comunicazione (23.835, +20% rispetto al 2015), a cui si aggiungono oltre 2mila iniziative di formazione realizzate dai CSV o in collaborazione con le associazioni per un totale di oltre 26mila ore erogate.

L’orientamento al volontariato, in particolare tra i giovani, resta un impegno irrinunciabile per i Centri: sono 168mila (+7%) gli studenti raggiunti, anche grazie ai progetti di alternanza scuola-lavoro, in 1.700 istituti scolastici di ogni ordine e 41 università; incrementato anche il numero di docenti (4.292, + 6%) e delle Odv coinvolte (3.290, +14%).

L’organizzazione e la prestazione dei servizi sono garantite da uno staff complessivo di 843 persone, l’84% dei quali ha un contratto di lavoro subordinato. Per far funzionare la “macchina” dei Centri di servizio è molto importante anche l’apporto del lavoro volontario: quello dei 959 tra presidenti e consiglieri e quello di circa mille volontari impegnati gratuitamente nelle attività quotidiane, per un totale di circa 190mila ore.

Rispetto alla vita associativa, anche nel 2016 si registra un’ampia partecipazione: più di 9mila sono le organizzazioni coinvolte nella gestione dei CSV, per l’88% si tratta di Organizzazioni di volontariato a cui si aggiungono quasi 600 reti di volontariato e associazioni di promozione sociale.

Il sistema dei CSV appare dunque “vivo e sensibile al cambiamento”, sottolineano Tabò e Magliano: “la tenuta dimostrata in questo 2016 di passaggio ma anche quanto dimostrato nel 2017 ci autorizza a guardare con ottimismo alla nuova stagione del volontariato nell’era della riforma”.