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Enti, aziende erogatrici di servizi, agenzie delle entrate ed altri continuano a mandare ai consumatori intimazioni e avvisi di pagamento relativi a presunti pagamenti pregressi non effettuati che sono caduti in prescrizione da tempo. Ovviamente “ci provano”, perché la stragrande maggioranza dei consumatori non se ne intende di prescrizione oppure non sanno neanche che cosa sia, quindi pagano e se pagano poi non possono invocare la prescrizione.
In questa pratica furbastra eccellono le aziende dell’acqua, dell’energia elettrica, del telefono, del gas e delle multe stradali, le cui bollette arretrate si prescrivono in cinque anni; in altre parole, dopo tale termine l’utente le può buttare, ma se arriva la richiesta di pagamento la deve eccepire egli stesso tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, perché non è automatica e non può essere neanche rilevata dal giudice d’ufficio. Alcune aziende obiettano che per interrompere la prescrizione conta la data di consegna della richiesta di pagamento all’ufficio postale o all’ufficiale giudiziario e non quella di notificazione al consumatore. Ciò perché aziende, enti e fisco si affrettano a mandare le richieste vicino alla scadenza e ci vuole un po’ di tempo prima che siano notificate. Ma sono tutte frottole, conta la data di notificazione al consumatore, come ha stabilito più volte la Corte di cassazione, in particolare con le sentenze n. 17.644/2008 e n. 543/1992, sia in caso di invio postale sia in caso di consegna all’ufficiale giudiziario.