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Costretti a comprare il decoder, decine di migliaia di utenti sono imbestialiti nei confronti della RAI e vogliono sapere se c’è un modo per non pagare più il canone televisivo, mantenendo il televisore. Un modo c’è, bisogna chiedere il suggellamento dell’apparecchio, cioè l’insaccamento.

Sul libretto di abbonamento c’è un’apposita cartolina intitolata “denuncia di cessazione” e bisogna stare attenti a seguirne minuziosamente le istruzioni, barrando la casella con la richiesta di suggellamento dopo aver fatto un vaglia postale di 5,17 euro intestato al SAT –Sportello Abbonamenti TV – Casella postale 22, 10100 Torino. Poi, entro il 30 novembre, bisogna spedire per raccomandata AR la cartolina firmata, allegando la ricevuta originale del vaglia e il libretto di abbonamento (conservare fotocopia di tutto). Se il libretto è andato smarrito, si può fare una lettera raccomandata. A questo punto l’utente non è più tenuto al pagamento del canone e, teoricamente, dovrebbe avvenire il suggellamento del televisore da parte dell’Ufficio tecnico erariale, al quale è stata passata la pratica. La procedura è ancora quella prevista da una legge del 1938 (n. 880): dovrebbero presentarsi due funzionari con un sacco di juta per avvolgere il televisore, chiuderlo con un filo di ferro munito all’estremità di un piombino timbrato, redigere un verbale in tre copie, compilare un registro, eccetera. Se in una città 365 persone chiedessero ogni anno il suggellamento del televisore, l’Ufficio tecnico erariale dovrebbe perdere 365 mattinate di lavoro, ammesso che trovi sempre in casa gli interessati. Risultato: non viene nessuno, ci sono utenti che hanno fatto domanda di suggellamento da oltre dieci anni e continuano a guardare la televisione gratis, anche perché l’erario incassa una piccola parte del canone (4,13 euro) e non ha interesse all’operazione di suggellamento, che verrebbe a costare molto di più.