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Non è stata praticamente data attuazione all’art. 141 del Codice del consumo (decreto legislativo n. 206/2005) che prevede la possibilità di istituire procedure di conciliazione extragiudiziale fra le Associazioni dei consumatori e quelle dei professionisti. La norma prevedeva anche che il Ministero dello Sviluppo Economico, d’intesa con quello della Giustizia, comunicherà alla Commissione europea l’elenco delle commissioni di conciliazione che risulteranno conformi ai principi della Raccomandazione n. 98/257/CE, nella quale si osserva che la maggior parte delle controversie in materia di consumo è caratterizzata da una sproporzione tra la portata economica della controversia e il costo della risoluzione giudiziaria. Le procedure extragiudiziali hanno invece lo scopo di agevolare l’accesso dei consumatori alla giustizia e per tale motivo la stessa Commissione europea ha fatto un monitoraggio di quelle già esistenti e che offrono garanzie di imparzialità e convenienza. La Raccomandazione indica poi i principi ai quali devono attenersi gli organismi extragiudiziali di conciliazione: principio di indipendenza, di trasparenza, del contraddittorio, di efficacia, di legalità, di libertà e di rappresentanza. Fra i criteri raccomandati vi sono:
-         la gratuità della procedura o la determinazione di costi moderati;
-         l’accesso senza l’obbligo di ricorrere a un legale;la fissazione di termini brevi tra la presentazione del reclamo e la decisione;
-         la motivazione della decisione, prendendo in considerazione tutti gli elementi utili;
-         la libertà del consumatore di scegliere la procedura extragiudiziale o quella giudiziale.
Il Codice del consumo ha stabilito, fra l’altro, che non sono da considerare vessatorie le clausole inserite nei contratti dei consumatori aventi per oggetto il ricorso ad una commissione di conciliazione.
Il primo protocollo d’intesa sulla conciliazione delle controversie fu quello tra associazioni dei consumatori e SIP (poi diventata Telecom Italia) e fu firmato nel 1989.
Prevedeva e tuttora prevede la soluzione delle controversie su bollette e disservizi tramite un’agile Commissione composta da un rappresentante dei consumatori e uno della Telecom, con accesso a tutta la documentazione utile. Naturalmente l’utente non ha sempre ragione, oppure può rifiutare la soluzione offerta perché per lui insoddisfacente; in questo caso può rivolgersi alla magistratura. Chi si rivolge alla Commissione di conciliazione per l’importo di una bolletta non deve pagare fino al responso della Commissione e non subisce il distacco della linea.
Molte altre procedure di conciliazione, analoghe nel metodo, sono seguite successivamente a quella con la Telecom, che ha fatto da battistrada. Inoltre, diverse Camere di commercio hanno istituito per conto loro sportelli di conciliazione, prima fra tutte la Camera di commercio di Milano.
·         Pubblica amministrazione. La legge n. 59/1997 aveva previsto l’emanazione di un decreto per dirimere rapidamente le controversie con i cittadini tramite procedure di conciliazione, di concerto con le associazioni dei consumatori. Ma non se ne è fatto più niente.
·         Elettricità e gas. La procedura di conciliazione prevista per le controversie su elettricità e gas dalla legge n. 481/1995 è in fase di attuazione.
·         Telefonini. Ha preso l’avvio anche la procedura di conciliazione per le vertenze con le compagnie dei telefonini.
·         Poste. Dal gennaio 2002 ha preso l’avvio la conciliazione con Poste Italiane per i disservizi postali. E’ concesso un risarcimento fino a 500 euro. Il decreto legislativo n. 261/1999, emanato in attuazione di una Direttiva CE, aveva già previsto nel settore l’introduzione di “procedure trasparenti, semplici e poco onerose per la gestione dei reclami degli utenti… con un sistema di rimborso o di compensazione”. Nel 2006 Poste Italiane ha introdotto una procedura di conciliazione anche per i servizi di BancoPosta. Il decreto legislativo n. 384/2003 ha previsto procedure di conciliazione anche per la definizione delle controversie con le società postali private, ma finora non se ne è fatto niente.
·         Assicurazioni. La Direttiva n. 2002/92/CE aveva imposto procedure di conciliazione per le controversie assicurative, ma l’Italia l’ha preceduta. Nel 2001 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa fra le associazioni dei consumatori e l’Associazione nazionale imprese assicurative (ANIA), sempre con l’istituzione di una commissione paritetica che giudica il caso, però solo nel settore RC Auto. Invece con la RAS alcune associazioni di consumatori hanno sottoscritto un altro protocollo d’intesa che riguarda la conciliazione di tutte le vertenze assicurative.
·         Banche. Vi sono vari protocolli d’intesa fra associazioni dei consumatori e banche, in particolare con il Monte dei Paschi di Siena e, per i bond-crack, con Banca Intesa, Capitalia e UniCredit. Inoltre, il decreto ministeriale n. 456/2001 ha previsto procedure di conciliazione per le controversie sui bonifici transfrontalieri la cui soluzione è affidata ad una Commissione i cui componenti sono designati in parte dalle associazioni dei consumatori.
·         Vendite a domicilio. Nel 2001 è stato firmato un accordo fra associazioni dei consumatori e Avedisco, l’associazione che riunisce le aziende delle vendite fuori dai locali commerciali, per la definizione delle controversie con i consumatori tramite una “Commissione di mediazione”. Tuttavia la Commissione non ha mai avuto bisogno di riunirsi perché le sporadiche lamentele dei consumatori sono state sempre risolte in ambito aziendale.
·         Tintolavanderie. La legge n. 84/2006, che per la prima volta ha disciplinato l’attività delle tintolavanderie, ha previsto l’istituzione di Commissioni conciliative per la soluzione rapida delle vertenze in caso di danni agli indumenti o smarrimento degli stessi, con la partecipazione delle Associazioni dei consumatori.