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Se un commercialista scappa con i soldi consegnati dal contribuente per il pagamento delle tasse ed è poi condannato in sede penale, non c’è responsabilità fiscale del contribuente raggirato.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 884/2009 su ricorso di un contribuente che si era trovato in questa situazione e aveva subìto sanzioni. La sentenza ha affermato che è stato “documentalmente provato che il mancato pagamento del tributo è dovuto a fatto e colpa di terzo, denunciato, accertato e punito dalla magistratura”. Non sussiste pertanto violazione di legge, risultando correttamente interpretata la norma di non punibilità.
La norma, in effetti, è la legge 423/1995 e l’art. 6 del decreto legislativo n. 472/1997, in base al quale il contribuente non è punibile se dimostra che il pagamento del tributo non è stato effettuato per un fatto addebitabile esclusivamente a terzi e denunciato all’autorità giudiziaria, quindi non si capisce la caparbietà del fisco nel perseguitare contribuenti non colpevoli.