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Le liti condominiali più frequenti sugli animali riguardano i rumori (cane che abbaia o ulula), la sporcizia dovuta ai bisogni nelle aree condominiali, i comportamenti pericolosi, gli odori poco piacevoli e i vasi di fiori in cortile che sono “esplorati” dai gatti. Questa è almeno la casistica fatta dall’ANACI, l’Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, che ha preparato una breve guida per gli amministratori che ricevono questo tipo di lamentele. Intanto va chiarito che la detenzione degli animali non può essere vietata dal regolamento condominiale, a meno che il divieto non sia stato approvato all’unanimità e quindi con l’accordo di tutti i condomini. In questo senso si è pronunciata anche la Corte di cassazione con la sentenza n. 12028/1993. Ciò vale anche per il trasporto degli animali in ascensore. Il divieto di detenzione può essere però previsto da un contratto fra proprietario e affittuario dell’appartamento e in questo caso è valido.
Se il cane del vicino abbaia o ulula oppure il gatto miagola, si può fare ricorso al giudice in base all’art. 844 del Codice civile soltanto se i rumori superano “la normale tollerabilità”. Ciò è stato confermato dalla sentenza n. 1394/2000 della Corte di cassazione, secondo la quale “perché vi sia reato è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”. Sembra quindi di capire che il fastidio debba essere percepito non da un solo condomino, ma anche da altri. Tale condizione è stata ribadita dalla suprema Corte anche nel caso di ricorso per il reato dell’art. 659 del Codice penale (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone), con la motivazione che “non è sufficiente che il disturbo venga arrecato ad una persona, ma è necessario che esso riguardi una pluralità di persone”, quindi anche altri condomini. L’ANACI precisa che l’azione giudiziaria non spetta all’amministratore condominiale, ma ai singoli condòmini. Il regolamento condominiale può prevedere il divieto di detenere animali che comportino problemi di igiene o tranquillità (per esempio, una tigre), ma anche in questo caso il divieto si applica se l’animale reca effettivamente molestie. Tuttavia, se si tratta di un animale esotico importato illegalmente, l’amministratore condominiale o il singolo condomino possono fare una denuncia al sindaco, che dovrà provvedere al ritiro dell’animale.