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Tra qualche giorno avranno inizio i saldi estivi in tutta Italia, sia pure con date di partenza diverse che dovrebbero essere decise dalle Regioni, anche se in pratica vengono delegati i singoli Comuni. Ma non si comprende più che senso abbia imporre i periodi dei saldi per legge, sia perché un negoziante può decidere di fare in qualsiasi momento ribassi dei prezzi, sia perché la legge è facilmente aggirabile evitando di usare la parola “saldi” nei cartelli e sostituendola, per esempio, con “scontissimi”. Inoltre, le vendite promozionali si possono fare e si fanno in qualsiasi momento e ormai dilagano in tutti i punti di vendita le “fidelity card”, ovvero quelle tessere date gratuitamente ai clienti con le quali si ottengono sconti su diversi prodotti per tutto l’anno e in più si cumulano punti per ottenere regali. E il cliente può constatare che gli sconti sono reali, perché per gli altri consumatori i prezzi sono fissi (ma che succederà quando tutti avranno la tessera?).

Oltretutto, la legge n. 248/2006 ha abolito tutti i divieti generali di effettuare vendite promozionali.

Per il consumatore è sicuramente un vantaggio, anche se in pratica limiti e divieti erano prescritti soltanto da qualche Regione. Infatti, il decreto legislativo n. 114/1998 (riforma del commercio) non ha fissato molti limiti alle vendite promozionali, tranne la regola che devono essere effettuate “per periodi di tempo limitato”; ora non è chiaro se anche questa prescrizione normativa è caduta. Da tempo è caduta anche la prescrizione che proibiva di fare le vendite promozionali durante i periodi dei saldi o nei 40 giorni precedenti. Resta ferma la norma che impone di riportare sul cartellino del prezzo la percentuale di ribasso. Rimangono ferme anche le regole previste per le altre forme di vendite straordinarie dal decreto legislativo n. 114/1998, che sono le seguenti.

• Liquidazioni. Si possono fare solo se c’è cessazione, cessione, trasferimento o rinnovo dei locali, sotto pena di una sanzione di 1.032 euro. Le vere liquidazioni si riconoscono dall’esposizione nel locale della comunicazione al sindaco di cessazione di attività o trasferimento o rinnovo dell’esercizio, che il consumatore può andare a verificare; le altre possono essere finte liquidazioni. Nei cartellini dei prezzi deve essere indicata anche la percentuale di ribasso. La legge non vieta di fare le liquidazioni durante i periodi dei saldi e nessuna norma prevede un minimo di sconto, ma il prezzo può essere anche “sottocosto” senza osservare le regole del sottocosto.

• Saldi. Si possono fare soltanto nei periodi stabiliti dalle regioni. Non riguardano necessariamente tutta la merce del negozio, ma quella a saldo deve essere tenuta separata e ben individuabile rispetto a quella di prezzo normale. Anche in questo caso, oltre al prezzo di vendita va indicata la percentuale di sconto, sotto pena della sanzione di 1.032 euro, ma nessuna norma prevede un minimo di sconto, che è completamente libero e può essere anche “sottocosto” senza osservare le relative regole. I Vigili urbani hanno il potere di verificare che lo sconto sia veritiero rispetto al prezzo precedente, altrimenti c’è la sanzione già detta.

• Vendite sottocosto. Il prezzo di vendita deve essere effettivamente inferiore a quello pagato dal commerciante, ma la norma è facilmente aggirabile evitando il termine “sottocosto” oppure vendendo al prezzo di costo. La disciplina di queste vendite non è di competenza delle regioni, ma del Governo, che le ha regolate con il DPR n. 218/2001, stabilendo che devono essere comunicate al Comune almeno 10 giorni prima e che possono essere effettuate non più di tre volte l’anno, con alcune eccezioni. Le norme non prevedono comunque il divieto di fare vendite sottocosto nel periodo dei saldi. Competenti a verificare che il prezzo praticato sia effettivamente sottocosto sono i Vigili urbani, ai quali i consumatori possono segnalare eventuali anomalie. La sanzione è sempre di 1.032 euro.