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Un mare di plastica spiaggiata che si potrebbe riciclare. Di sicuro, si può sensibilizzare consumatori e imprese a gestire meglio i rifiuti per evitare che cotton fioc e imballaggi in plastica, come pure tappi, cannucce e frammenti ormai degradati, finiscano sugli arenili e in acqua. Per fronteggiare il problema dei rifiuti sulla spiaggia, o beach litter, stanno collaborando IPPR- Istituto per la promozione delle plastiche da riciclo, Legambiente ed Enea che hanno presentato a Ecomondo un primo studio sulla riciclabilità della plastica “spiaggiata”.

Quello che molti non sanno è che “anche questo tipo di rifiuto potrebbe essere avviato a riciclo, con vantaggi sia economici che ambientali”, dicono in una nota congiunta le tre sigle. Questo è quanto emerge dalle indagini sul beach litter  promosse dall’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo con Legambiente ed Enea, presentata oggi ad Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile in corso a Rimini. “Lo studio rappresenta una prima importante collaborazione tra istituti di ricerca, associazioni e imprese sulla caratterizzazione del beach litter presente sulle spiagge – dicono le tre sigle – per poter poi sviluppare un piano di riciclo per questi materiali e capire, al contempo, come sensibilizzare consumatori e imprese a porre una maggiore attenzione nella loro gestione quotidiana dei rifiuti, rimuovendo abitudini errate: dai cotton fioc gettati nel WC ai rifiuti abbandonati direttamente sull’arenile, ai pellet di plastica per la pre-produzione industriale”.

Le analisi sono state fatte con campionamenti svolti in due spiagge del litorale tirrenico: la spiaggia di Coccia di Morto in provincia di Roma e la spiaggia della Feniglia in provincia di Grosseto. Sul totale dei rifiuti presenti, la percentuale di plastica è in entrambi i casi superiore al 90% e, nonostante le differenze delle due località, gli oggetti più diffusi sono gli stessi delle altre spiagge italiane: cotton fioc e frammenti di plastica, ovvero polietilene sono i polimeri plastici maggiormente presenti su entrambe le spiagge.

“Lo studio rappresenta solo il primo passo per affrontare il problema del beach litter – ha detto Angelo Bonsignori, Presidente dell’IPPR e Direttore Generale della Federazione Gomma-Plastica – Abbiamo recentemente costituito il “Tavolo permanente per il riciclo di qualità” per analizzare, anche attraverso il coinvolgimento delle aziende di riciclo, la concreta fattibilità di recupero dei materiali presenti sulle nostre spiagge. Specialmente per quella frazione degradata o composta da diversi polimeri che non possono tornare tal quali nelle rispettive filiere. Intendiamo inoltre promuovere una prima campagna di raccolta del beach litter in alcuni Comuni costieri in accordo con le Amministrazioni e studiare la realizzazione di un impianto pilota per il riciclo di questi materiali”. Secondo Loris Pietrelli, ricercatore dell’Enea, “il risultato principale di questa prima ricerca riguarda la composizione dei materiali raccolti. La netta prevalenza di materiali termoplastici quali polietilene e polipropilene facilita il recupero ed il riutilizzo del materiale spiaggiato. E’ necessario inoltre ricordare che le plastiche arrivano da terra e quindi sono il risultato di una cattiva gestione rifiuti solidi urbani”.

 “Questo studio – commenta Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – rappresenta una prima importante collaborazione tra istituti di ricerca, associazioni e imprese per affrontare il problema del marine litter. Un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti come ha dimostrato anche la Conferenza mondiale sugli Oceani organizzata dall’Onu a cui abbiamo partecipato, raccontando la nostra esperienza di monitoraggi scientifici considerata come una delle esperienze più avanzate al mondo della citizen science. Purtroppo, la cattiva gestione dei rifiuti e l’abbandono consapevole restano le principali cause del fenomeno. Al tempo stesso i dati evidenziano come buona parte di questi rifiuti potrebbero essere riciclati”.