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Gli uffici del giudice di pace rischiano di arrivare, nei prossimi mesi, ad una completa paralisi. E' l'allarme lanciato ieri dalla categoria, che ha proclamato uno sciopero nazionale dal 13 al 18 luglio, lamentando la mancata riforma della giustizia di pace, le "gravissime" disfunzioni degli uffici, nonche' l'aumento delle competenze civili e penali, in particolare con l'introduzione del reato di immigrazione clandestina previsto nel ddl sicurezza, che "comporteranno un carico di lavoro complessivo di circa due milioni e mezzo di processi ogni anno.

La prossima settimana, quindi, i giudici di pace incroceranno le braccia. "Stimiamo un 95% di adesioni alla protesta - spiega Gabriele Longo, presidente dell'Unione nazionale dei giudici di pace - e saranno ben 168 mila le cause che dovranno essere rinviate. Lo sciopero non e' stato proclamato perche' ci sono state date nuove competenze o perche' c'e' disorganizzazione: il problema e' la disattenzione e l'apatia degli organi istituzionali di risolvere i problemi della giustizia di pace. Se non ci saranno risposte positive, dopo la pausa estiva faremo nuove proteste".