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Negli uffici dell’amministrazione pubblica continua ad esserci il problema della marca da bollo da 14,62 euro.  In quali atti va? Di certo, non va più sulle domande presentate a qualsiasi ufficio della pubblica amministrazione, poiché la firma non deve essere più autenticata (era l’autenticazione che faceva scattare l’obbligo della marca da bollo), ma solo apposta in presenza del funzionario, come ha stabilito il DPR n. 445/2000, che ha riscritto le norme sulla materia. Poi ci sono gli altri casi.
Atti notori. La firma sulla “dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà” deve essere autenticata e quindi ci va la marca da bollo. Però, se tale dichiarazione è presentata contestualmente a una domanda, anche rivolta a un esercente di pubblico servizio (ad esempio, per l’allacciamento dell’elettricità o del gas), la firma non deve essere autenticata e non occorre la marca da bollo.
Autocertificazioni. Al posto del certificato, si può presentare una “dichiarazione sostitutiva di certificazione” senza marca da bollo per dimostrare il godimento dei diritti politici, stato di famiglia, esistenza in vita, posizione militare, morte di un parente di primo grado, iscrizione in albi ufficiali, eccetera.
Concorsi pubblici. E’ vietata l’autenticazione della firma (quindi niente marca da bollo) sulle domande di partecipazione a concorsi pubblici, di esame per il conseguimento di abilitazioni, di rilascio di diplomi o di titoli culturali.
Carta d’identità. Anche quella valida per l’espatrio nei Paesi CE non è più soggetta al pagamento della marca da bollo da 10,33 euro, come ha precisato il ministro dell’Interno con una circolare di due anni fa.