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L'Antitrust avvia due istruttorie per possibili intese restrittive della concorrenza nei confronti dell'ordine dei geologi e dell'ordine degli psicologi.

A maggio l'indice nazionale dei prezzi al consumo ha fatto registrare un aumento dello 0,2% rispetto ad aprile e un +0,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. E' la stima provvisoria sull'inflazione diffusa dall'Istat.

L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra nel mese di maggio +0,2 per cento rispetto al mese precedente e +0,8 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Pochi lavoratori tra quelli che vanno in pensione e ne fanno domanda all’INPS conoscono i propri diritti e poi si lamentano di ritardi e disservizi. Eppure l’INPS già nel 1991 ha emanato un regolamento di attuazione della legge n. 241/1990 sulla trasparenza e correttezza degli atti della pubblica amministrazione che si può reperire nella Gazzetta Ufficiale del 14 marzo 1992 e si può richiedere anche nelle stesse sedi dell’INPS.

Con il “ponte” del 2 giugno molti decidono di prenotare l’appartamento per le vacanze. A tale proposito l’Unione Nazionale Consumatori ha diramato un “memorandum” per evitare sorprese, ricordando innanzitutto che le locazioni per uso turistico non rientrano né nella legge sull’equo canone né su quella dei patti in deroga, quindi il prezzo è completamente libero ed è lasciato alla trattazione delle parti. C’è poi il problema dei consumi di elettricità, gas, telefono e acqua.

Sono soprattutto donne, intorno alla trentina, con redditi annui tra 15mila e i 30mila euro. Tra loro c’è la signora che ha comprato per tre volte di seguito lo stesso paio di costosissime scarpe Prada. Ogni volta, presa dal senso di colpa, le buttava via: ma poi correva a riacquistarle. Oppure c’è l’impiegato che ha chiesto in banca un finanziamento da 40 mila euro per potersi permettere le migliori griffe dell’abbigliamento sportivo. Sono due casi tra i tanti di “compulsive shoppers” che gli psicologi incontrano sempre più di frequente. Consumatori fuori controllo, vittime di un impulso che li porta a spendere anche più di quanto guadagnano, fino a rovinarsi. Fino a correre da uno psicoterapeuta per chiedere aiuto: “Non riesco a fermarmi”.

“Un fenomeno in aumento – racconta Roberta Biolcati, psicologa e ricercatrice all’Università di Bologna – che in genere viene visto dai media in maniera bonaria e ironica, come nel bestseller ‘I love shopping’ di Sophie Kinsella. Ma quando il piacere di comprarsi qualcosa si trasforma in impulso incontrollato e in dipendenza, si tratta di un problema di interesse medico e clinico”. Se ne parlerà domani a Rimini, durante un convegno promosso dall’assessorato alle Politiche sociali della provincia sulle nuove forme di dipendenza senza uso di sostanze: dal gioco d’azzardo ai “forzati” di Internet e del sesso on line, fino appunto agli “shoppers” compulsivi. Un primo identikit di questi ultimi lo ha tracciato una ricerca, condotta con questionari anonimi somministrati on line da tre Università (Bologna, Milano, Genova. “A questa indagine sui comportamenti di acquisto – anticipa la psicoterapeuta - hanno risposto un migliaio di persone, 461 delle quali sul sito del Dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna. Donne in grande maggioranza - l’89% -, studentesse, libere professioniste, impiegate e insegnanti, con un reddito per lo più medio-basso, tra i 15mila e i 30mila euro. Non si può dire un campione rappresentativo dell’intera popolazione, ma i dati sono un buon punto di partenza, anche perché in Italia non ci sono altri studi specifici con indicatori convalidati sul fenomeno”.

Che profilo ne esce? Le compratrici compulsive puntano soprattutto sull’abbigliamento, vestiti, scarpe e borse, sono spesso giovani di ceto medio sui 28-30 anni, dedicano allo shopping – generi alimentari esclusi – in media tre ore e mezzo alla settimana. Sono il 12,7% del campione che ha risposto al questionario, “mentre studi americani – ricorda la Biolcati – parlano di una percentuale di ‘compulsive shoppers’ tra il 2 e l’8% della popolazione”. “L’abbigliamento – rileva la studiosa – ha un significato simbolico. Quella dello shopping è una sindrome non pura, che manifesta un bisogno di stare meglio legato ad altre cause: depressione, perdita di autostima, problemi nella coppia. Acquistare, affidando la propria identità a un oggetto, diventa un tentativo di soluzione e di recuperare l’autostima: ‘Con quel vestito mi sento più carina…’. Il problema sorge quando un atto piacevole e frutto di libera scelta diventa troppo frequente, incontrollato, autodistruttivo”. Quanto c’entra il “martellamento” quotidiano della pubblicità? “Dalla ricerca risulta che gli shoppers compulsivi sono solo leggermente più influenzati da spot e vetrine rispetto ai ‘normali’ consumatori. L’origine del problema è altrove, in altri disagi personali. Non è la pubblicità a creare l’ossessione dello shopping: certo, però, la società dei consumi fornisce un contesto e un terreno ideale per farla attecchire. In sostanza le persone scelgono come via di sfogo un comportamento socialmente accettato, e anzi incoraggiato, come il fare acquisti”.

A chi rivolgersi per guarire da questa dipendenza? “Di solito si ricorre alla psicoterapia individuale – spiega la Biolcati –. Esistono anche gruppi di mutuo aiuto, come per gli alcolisti e i giocatori d’azzardo, ma sono realtà poco diffuse. Sulla cura dello shopping compulsivo in Italia siamo ancora indietro”.

 

 

Nel 2008 in Italia sono stati 25.000 i casi di frodi creditizie (con un incremento del +11% rispetto al 2007), per un importo complessivo superiore ai 145 milioni di euro (+29%). E' quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Osservatorio Crif sulle frodi creditizie (furti di identita' o persone che ottengono il prestito e poi 'scompaiono', rivendendosi il bene acquistato, auto, cellulare, ecc.).

Non c’è una sanzione per gli esercenti che fanno la “cresta”, ovvero che vendono prodotti ad un prezzo più alto di quello esposto al pubblico o per i ristoratori che presentano ai clienti un conto più alto di quello che risulta dal menù.